Ieri sera mi è capitata tra le mani una rivista di qualche mese fa che aveva un articolo sul 50º anniversario della nascita dei Puffi.
Mentre la sfogliavo, intontita dalla stanchezza, mi sono detta che, a pensarci bene (?!), c'è un punto in comune tra il linguaggio dei Puffi e un certo tipo di terminologia informatica: se loro usano il verbo puffare, noi abbiamo effettuare!
In alcuni ambiti tecnici e specializzati i prestiti dall'inglese sono un fenomeno abbastanza comune. In genere si tratta di sostantivi che vengono adottati come prestiti non integrati, con ortografia e comportamento diversi da quelli dei sostantivi italiani (il plurale è invariato). Se però in inglese sono presenti anche verbi "omonimi" dei sostantivi, oppure se i sostantivi sono forme verbali, in italiano diventa difficile ricorrere ai prestiti anche per i verbi corrispondenti. Ecco allora che si ricorre a una soluzione passe-partout con il verbo puffare effettuare + sostantivo.
Un paio di esempi:
| verbo / sostantivo inglese |
sostantivo italiano |
verbo italiano |
| back up / backup |
backup |
effettuare il backup |
| reengineer / reengineering |
reengineering |
effettuare il reengineering |
| roam / roaming |
roaming |
effettuare il roaming |
| spool / spooling |
spooling |
effettuare lo spooling |
Si potrebbe obiettare che anche i verbi inglesi sono assimilabili, basti pensare ai calchi omonimici come formattare da format. Sono però convinta che nel caso dei verbi questa operazione funzioni solo se si riesce a ottenere prestiti integrati, dove il termine originale non è subito riconoscibile (esempio classico: il sostantivo bistecca, da beefsteak). Secondo me, forme come downloadare, chattare, forwardare, linkare ecc. sono poco accettabili perché includono caratteri o combinazioni di grafemi che non fanno parte dell'ortografia italiana e quindi stridono con la coniugazione che invece segue il comportamento dei verbi italiani.
[Aggiornamento 6/10/2008: ho creato una pagina di riferimento sui vari tipi di calco e prestito nella lingua italiana]
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PS Quando sono stata a Bruxelles, qualche mese fa, mi aspettavo di vedere in giro cose "puffose", e invece niente, neanche all'aeroporto. Da quelle parti sono molto più visibili Tintin (anche di cioccolata!) e in generale i personaggi di Hergé, addirittura in grande scala:

Il titolo non è l'inizio di una filastrocca ma un rimando al termine del mese di ottobre nel Portale linguistico Microsoft.
Eh sì, è già il primo ottobre, data che a me ricorderà sempre che da piccola ho fatto in tempo a essere una remigina. Ho ancora bene impresso non solo il primo giorno di scuola ma soprattutto l'incubo dei pennini e del calamaio incorporato nel banco, però vengo guardata con perplessità se lo racconto: non sono così vecchia e devo ancora trovare qualcuno della mia generazione costretto a una simile tortura, peraltro non durata troppo a lungo perché avevo prontamente ricevuto in regalo dal papà un'apprezzatissima penna stilografica.
Il primo ottobre come data evocativa non fa certo parte della cultura dei più giovani o di chi non è stato a scuola in Italia (ancora meno i pennini spuntati!) ma mi dà la scusa per parlare di un dizionario divertente da sfogliare, Parole per ricordare - Dizionario della memoria collettiva, sottotitolato Usi evocativi, allusivi, metonimici e antonomastici della lingua italiana:
remigino bambino che frequenta la prima elementare; in particolare, bambino che affronta il primo giorno di scuola. Per molti anni, infatti, fu stabilito che questo giorno fosse il primo ottobre, festa di San Remigio. Il termine si applica, più in generale, a chiunque esordisca in un'attività.
Altro esempio con alcuni riferimenti culturali riconoscibili solo da chi è cresciuto con la televisione in bianco e nero:
Richetto il bambino asino e ripetente dello Zecchino d'oro , impersonato dall'attore Peppino Mazzullo, che era anche la voce di Topo Gigio, e che nei dialoghi con il presentatore Mago Zurlì descriveva il mondo della scuola dal punto di vista dell'ultimo della classe.
Il Dizionario della memoria collettiva e risorse simili, ad es. An A to Z of British Life, sono utili per chi si occupa di traduzione, localizzazione e terminologia proprio perché aiutano a identificare eventuali riferimenti culturali nella lingua di partenza e ad adottare soluzioni per gestirli adeguatamente anche nella lingua di arrivo. A questo proposito, l'articolo di ottobre nel Portale linguistico Microsoft accenna alle Competenze culturali nel ciclo di vita del prodotto.
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Oggi è la Giornata mondiale della traduzione, nata nel 1991 per iniziativa della International Federation of Translators.
La data non è casuale: il 30 settembre è San Girolamo, patrono dei traduttori.
C'è una proliferazione di giornate mondiali ed europee di vario genere e questa ricorrenza è destinata a passare
in sordina, però vale la pena spendere una parola di apprezzamento per il traduttori e il loro lavoro: hanno un ruolo fondamentale nella comunicazione ma troppo spesso rimangono nell'ombra.
E mi fa piacere notare che il tema scelto per la giornata 2008, Terminology: Words Matter, sottolinea l'importanza della terminologia e relativa standardizzazione.
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PS Suo malgrado, San Girolamo è ricordato anche per un errore di interpretazione che ha fatto sì che Mosè avesse le corna in molte rappresentazioni artistiche (stessa radice per i termini che indicano irradiare luce e corna, da cui la confusione)...
Articolo interessante su Treccani.it, Il bel Paese dove il weekend suona, perlomeno a partire dalla sezione In guerra contro l’inglese.
Con riferimento al sondaggio della Società Dante Alighieri sull'(ab)uso delle parole straniere in italiano, a cui era stato dato abbastanza rilievo nella stampa estera (es. qui e qui) e in parecchi blog, viene fatta un'analisi della presenza effettiva dei termini inglesi in italiano, rilevando che sono utilizzati soprattutto in ambiti specializzati (informatica, economia, finanza, ecc.) e che nel linguaggio comune in realtà hanno scarsa presa:
[...]
La quota più cospicua di parole d’origine inglese è d’importazione recente e di ambito settoriale (qui l’inglese sopravanza il francese); ma se ci si restringe ai circa 50.000 lemmi del vocabolario corrente (sedimentate da più tempo), la percentuale delle voci d’origine francese è del 5%, mentre è del 3% per l’inglese. Se ci si focalizza poi sul fondamentale vocabolario di base (i mattoncini lessicali di quel solido costrutto di cui sono fatte gran parte delle nostre conversazioni quotidiane), la percentuale di anglicismi si abbassa allo 0,7% (50 parole), quella di francesismi è del 5,7% (più di 400 parole). Insomma la reale capacità di penetrazione degli anglicismi è limitata. «La sensazione – scrive Antonelli (p. 18) – è che il fenomeno si allarghi – come suol dirsi – a macchia d’olio, cioè in modo esteso ma superficiale: abbastanza sistematico, ormai, nella comunicazione di massa, sicuramente più esteso di prima nella lingua di tutti i giorni, ma ancora molto lontano dall’intaccare il nucleo della lingua spontanea, della comunicazione familiare».
Degli anglicismi ogni anno immessi a carrettate da molti dizionari dell’uso nel lemmario, a breve molti se ne vedranno scorrere, cadaveri, lungo il fiume: questione di anni.
[...]
Buon fine settimana!!

Buona Giornata europea delle lingue a tutti!
Ne approfitto per segnalare che dal Portale linguistico Microsoft ora sono scaricabili 25 nuove guide di stile (60 in totale) con le indicazioni per la localizzazione del software in altrettante lingue.
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Un numero recente del settimanale TIME dedica una pagina intera ai vantaggi delle rotonde, chiarendo innanzitutto cosa sono e come funzionano, con tanto di foto esplicativa:
[...] roundabouts, those circular alternatives to street intersections [...] The problem is teaching Americans how to navigate them. (Folks, cars entering a roundabout yield to those already in it.)
Da un punto di vista europeo è perlomeno curioso che un settimanale americano, destinato comunque a un pubblico globale, dia queste informazioni: possibile che gli americani non sappiano cosa sono le rotonde?
O forse sono io che mi "fisso" su questi particolari, a causa del mio lavoro? Language Excellence, il team di cui faccio parte, fornisce servizi linguistici a supporto di globalizzazione, localizzabilità e localizzazione, tra cui le cosiddette globalization review: una valutazione di nomi di prodotti o servizi, immagini e messaggi non verbali per verificare che siano accettabili in mercati diversi, globalmente, senza dover intervenire con traduzioni o adattamento.
In queste valutazioni sono richieste competenze culturali, ovvero la capacità di identificare particolari aspetti che riflettono caratteristiche tipiche della lingua e della cultura del paese di origine (gli Stati Uniti per i prodotti Microsoft) e confrontarli con i sistemi equivalenti del proprio mercato.
Un caso tipico sono i colori, che possono avere connotazioni diverse in culture diverse: ad es. in molti paesi asiatici il colore del lutto è il bianco e non il nero, qualche italiano superstizioso rifugge il viola mentre per gli americani è un colore elegante e nobile, ecc. (altri esempi qui). 
Supponiamo che ci venga chiesta una globalization review per l'etichetta qui a sinistra, con l'indicazione che segnalerà un messaggio importante che deve essere letto prima di procedere con una particolare operazione: chi ha prodotto l'etichetta vuole assicurarsi che il layout e i colori scelti non abbiano connotazioni indesiderate nei vari mercati.
Per i paesi europei non ci sono controindicazioni ma è utile sottolineare che
la combinazione giallo+nero,
tipica dei segnali stradali negli Stati Uniti, comunica implicitamente che si deve prestare attenzione solamente a chi ha familiarità con questo sistema ma non a chi vive altrove. In Europa l'effetto "avviso importante" potrebbe essere raggiunto più facilmente con una combinazione di colori che includa il rosso, come nei segnali stradali a cui siamo abituati.
Nelle globalization review vanno quindi identificate le informazioni implicite della cultura di partenza per valutare se sussistano anche nella cultura di arrivo e, in caso negativo, se sia accettabile perderle o se si debba ricorrere a soluzioni alternative per renderle esplicite. Esempio: come abbiamo visto, non si può dare per scontato che un americano capisca il concetto di "rotonda".
Tornerò sull'argomento differenze culturali perché penso sia un aspetto molto interessante delle attività di Language Excellence... perlomeno per me!
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PS A proposito di combinazioni di colori nei cartelli, credo non sia un caso che recentemente l'International Atomic Energy Agency abbia creato un nuovo simbolo per le radiazioni pericolose che privilegia il rosso e una forma triangolare: il simbolo tradizionale con sfondo giallo è infatti risultato poco intuitivo e non facilmente riconoscibile.
Un intervento che mette in evidenza la confusione causata da termini simili, sottolineando così l'importanza di usare la terminologia corretta e di verificare le fonti: Latte alla melaNina, un nuovo abbronzante? (Roberto Dadda).
In giro ci sono test "psicologici" (?!) di ogni genere. Per chi ha qualche minuto da perdere in stupidaggini, What Punctuation Mark Are You? (via Brave New Words).

Oggi su Language Log c'è una lunga disquisizione, Pronouncing the LCH, sull'analisi sintattica e prosodica del nome Large Hadron Collider:
- [Large [Hadron Collider]], un [grande [acceleratore di particelle]], accento su collider
oppure
- [[Large Hadron] Collider], un [acceleratore di [grandi particelle]], accento su hadron?
L'interpretazione corretta sarebbe la 1, ma la pronuncia più comune è la 2...
Mi consola comunque che anche i linguisti possano avere qualche esitazione con i nomi composti in inglese, gergalmente noti come noun stack ("cataste" di sostantivi), comunissimi nei contesti informatici e non sempre facili da analizzare correttamente per le lingue che hanno un ordine delle parole diverso dall'inglese.
Un esempio vecchiotto (interfacce pre Office 2007) ma che rende bene l'idea, le possibili interpretazioni di standard toolbar color:
Colore della barra degli strumenti standard
- Colore standard per la barra degli strumenti
- Colore delle barre degli strumenti standard
- Colore standard per le barre degli strumenti
Da un punto di vista linguistico, tutte le interpretazioni sono valide. Nell'ambito del prodotto, però, solo la 4 era corretta: non esisteva un’unica barra degli strumenti né una barra degli strumenti standard, era invece possibile scegliere un colore predefinito (standard) per tutte le barre degli strumenti del prodotto.
In un sistema di gestione della terminologia, le singole voci del database terminologico sono completate da metadati (informazioni grammaticali, sintattiche, ecc.) che aiutano a risolvere queste ambiguità.
Il database terminologico Microsoft documenta la terminologia informatica usata nei prodotti localizzati. Non include invece i termini che rappresentano concetti generici usati anche in contesti non informatici.
L'aggettivo inglese frequent, ad esempio, appare nelle stringhe di parecchi prodotti ma non è incluso nel database perché il suo significato ("che avviene spesso") è generico e non acquista accezioni particolari in ambito informatico.
La distinzione tra significato generico e significato specializzato non è sempre così ovvia e per questo è utile gestire la terminologia all'interno di sistemi concettuali. Cercherò di spiegarlo con un esempio recente.
La lingua inglese ha un lessico 3-4 volte superiore a quello delle altre lingue europee e non sempre tra i termini inglesi e quelli nelle altre lingue c'è una corrispondenza univoca. Esempio: in contesti generici l'aggettivo italiano obsoleto può rappresentare una scelta di traduzione più che accettabile non solo per l'aggettivo inglese obsolete ma anche per deprecated e outdated (spesso praticamente sinonimi).
In un contesto specifico relativo a caratteristiche del software o elementi di programmazione, però, la stessa traduzione non è più adeguata perché il termine inglese obsolete assume un significato specializzato: fa parte di un sistema concettuale dove coesiste con deprecated. In questo sistema, obsolete e deprecated non sono più sinonimi ma termini correlati, associati a due concetti diversi, e sono in relazione con altri concetti, rappresentati da altri termini, come nell'esempio:
Finalmente arrivo al punto: solo quando obsolete e deprecated sono stati documentati nel database come termini informatici associati a concetti specifici ci siamo accorti della traduzione italiana generica deprecated à obsoleto, passata fino a quel momento inosservata nelle stringhe di alcuni prodotti e potenzialmente in conflitto con obsolete à obsoleto.
D'ora in poi in italiano useremo deprecato, termine non comune ma entrato nel linguaggio tecnico come calco dall'inglese. Le alternative disapprovato e non approvato, di comprensione forse più immediata per utenti meno tecnici, sono state invece scartate: non si sa mai che nello stesso sistema concettuale prima o poi vengano introdotti disapproved e not approved!
Mi sono dilungata molto, spero però di essere riuscita a sottolineare che per evitare potenziali errori (ma anche per riuscire a correggerli!) è importante
Ÿ analizzare i termini in un sistema concettuale anziché individualmente
Ÿ identificare l'eventuale polisemia di termini apparentemente generici
Ÿ documentare le relazioni tra concetti.
E grazie a chi ha avuto la pazienza di leggermi fin qui.
. PS Nessuno è perfetto, e nella pagina Commenti e suggerimenti nel Portale linguistico Microsoft si possono segnalare eventuali errori terminologici.
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Vedi anche:
Dal Corriere della Sera, in L'inglese e gli errori: «Aboliamo le regole dell'ortografia», sulla mancata corrispondenza tra pronuncia e ortografia:
Il problema è che l’inglese non è una lingua fonetica. Prendiamo due verbi che terminano per "e" e che sono di quattro lettere, due consonanti e due vocali: "give" (dare) e "love" (amare). Il primo si pronuncia "giv"; in "amare" invece la e finale si sente: "love".
Forse il giornalista avrebbe dovuto verificare gli esempi o sceglierne di meno conosciuti. Eppure la pronuncia dei termini inglesi è facilmente consultabile, ad es. The Free Dictionary permette di ascoltare sia la pronuncia britannica (Br) che quella americana (Am). Altre risorse:
In alternativa, il consiglio molto ufficioso che ci veniva dato all'università: trovarsi un romantic interest di madrelingua. Sicuramente la pronuncia di love dovrebbe migliorare. 
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Aggiornamento: le frasi incriminate sono state eliminate dall'articolo del Corriere. Ecco l'originale:
Isabella Massardo (Taccuino di traduzione 2.0) in Riforma chiarisce invece come il titolo dell'articolo originale inglese (Let pupils abandon spelling rules, says academic) abbia dato origine a fraintendimenti che sono poi stati propagati nell'articolo del Corriere.
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Vedi anche: Parla come mangi 1 e 2
Il portale Treccani.it è stato rinnovato, non solo graficamente ma anche nei contenuti: aree tematiche, una sezione con migliaia di neologismi, approfondimenti, collegamenti a enciclopedie, dizionari e banche dati, ecc.
È una versione beta e c'è ancora qualcosa da sistemare, specialmente in alcune funzionalità di ricerca e consultazione, ma i miglioramenti rispetto alla versione precedente sono parecchi, specialmente in usabilità.
Mi piace l'interfaccia del Vocabolario Treccani. Le voci hanno un'indicazione della lunghezza e sono facilmente espandibili; in questa versione viene usato l'alfabeto fonetico internazionale per la pronuncia (non sempre inclusa nei dizionari online) e per i termini stranieri viene indicata sia la pronuncia originale che quella usata in italiano. Non è stata mantenuta la ricerca anche per la parte iniziale, interna o finale di una parola ma spero venga reintrodotta (si può provare con l'asterisco ma i risultati non sono quelli che ci si aspetterebbe).
Una novità interessante: si possono aggiungere commenti alle voci e segnalare neologismi e termini regionali.

Un'espressione inglese che mi diverte molto è pet hate (pet peeve per gli americani). Viene usata per descrivere qualcosa di importanza relativa verso il quale, però, si prova un particolare fastidio, tanto che ogni occasione è buona per rendere nota la propria avversione.
Traduzione? Non mi pare ci sia alcuna espressione italiana equivalente (non credo si possa dire di avere idiosincrasie preferite), l'unico termine colloquiale che forse un po' si avvicina è il sostantivo fissa, ma non è proprio la stessa cosa. Eppure, chi di noi non ha uno o più pet hate?
Esempio: quando sono all'estero trovo detestabile la cipolla cruda che immancabilmente viene messa in tutte le insalate,
con qualsiasi combinazione di ingredienti. L'irritazione aumenta quando mi raccomando preliminarmente che non venga aggiunta e invece, appena metto la prima forchettata in bocca, scopro che è lì, triturata e mimetizzata subdolamente, resistente ai tentativi di eliminazione (se poi la luce è così soffusa che non si riesce a distinguere il colore di quello che si ha nel piatto, identificare l'onnipresente ortaggio è proprio un'impresa).
Manco a dirlo, ho anche pet hate linguistici e mi sa che prima o poi ne parlerò...

Riprendo l'ultimo post sulla traduzione automatica per aggiungere alcuni riferimenti sull'argomento, tutti però in inglese:
Fino a qualche giorno fa il servizio di traduzione automatica di Windows Live Translator offriva due opzioni: la tecnologia Microsoft Research per testo con contenuto informatico e un sistema di terze parti, sviluppato da Systran, per testo generico, come si può vedere in questa vecchia schermata:
Lunedì il team MSR-MT ha annunciato che ora tutte le coppie di lingue disponibili in Windows Live Translator, tra cui italiano-inglese e inglese-italiano, utilizzano solamente tecnologia Microsoft:
Ho fatto un po' di prove e in parecchi casi i risultati sono decisamente migliorati.
L'annuncio è interessante anche perché il sistema di traduzione automatica sviluppato da Microsoft (MSR-MT) è un sistema ibrido con un motore di tipo statistico mentre il modello Systran, che continua ad essere usato ad es. da Babelfish, era principalmente basato su regole. Anche Google l'anno scorso è passata definitivamente da Systran a un proprio sistema di tipo statistico per tutte le coppie di lingue.
Semplificando al massimo, i sistemi basati su regole analizzano il testo di partenza per poi generare il testo di arrivo applicando regole di trasformazione. Per ogni lingua nel sistema è necessario definire regole precise di tipo morfologico, sintattico e semantico e un lessico di riferimento.
I sistemi di tipo statistico, invece, vengono "addestrati" (il training) con milioni di frasi da testi paralleli, ovvero testo originale e relativa traduzione umana. Non è necessario definire regole individuali per ciascuna lingua perché il sistema "impara" a riconoscere le corrispondenze tra parole e segmenti di frase in ogni coppia di lingue e assegna una probabilità più alta alle associazioni più ricorrenti, in modo da poterle poi riprodurre in fase di traduzione applicando altri algoritmi e parametri statistici.
Inizialmente il motore di traduzione MSR-MT era focalizzato su contenuto di tipo informatico perché era destinato alla traduzione automatica di articoli del sito Aiuto & Supporto (Knowledge Base). Il training era effettuato in particolare con le memorie di traduzione dei prodotti Microsoft.
Per il training di un sistema di tipo statistico sono necessari notevole forza bruta computazionale e corpora bilingui enormi. Ovviamente qualità, varietà e quantità dei corpora usati per il training sono tra i tanti fattori che incidono sul risultato finale: se il sistema non è stato esposto a particolari tipi di testo, potrebbe avere più difficoltà a tradurli in maniera soddisfacente.
Negli ultimi anni sono aumentate le iniziative per la condivisione di memorie di traduzione, ad es. da parte della Commissione europea. L'accesso a corpora paralleli vastissimi e diversificati e a computer sempre più potenti non può che dare un ulteriore impulso al perfezionamento dei sistemi di traduzione automatica ibridi con un motore di tipo statistico.
I margini di miglioramento sono comunque veramente ampi, come sanno tutti quelli che hanno avuto a che fare con testo tradotto automaticamente. Chi lavora in questo campo non è certo a rischio di disoccupazione!
Per saperne di più: Altre informazioni sulla traduzione automatica.