E’ disponibile su Microsoft Download Center la versione definitiva (build numero 1800) del Power Pack 1 di Windows Home Server.
Nel Power Pack 1 sono state inserite una serie di migliorie tra cui il supporto per computer con Windows Vista x64, la possibilità di eseguire il backup degli Shared Folder di Home server, miglioramenti della funzionalità di accesso remoto, riduzione del consumo energetico (Green IT anche in casa!!). A queste migliorie si aggiungono una serie di correzioni di bug.
Qui potete trovare la documentazione completa del Power Pack 1 mentre qui trovate il post di annuncio sul blog del team di sviluppo.
Giorgio
Un paio di giorni fa è stata annunciata la disponibilità della versione definitiva del solution accelator per il Servicing delle Macchine Virtuali Offline.
Prima di tutto una precisazione sul nome: Offline Virtual Machine Servicing Tool (OVMST).
L'aggettivo Offline si riferisce a Virtual Machine e non a Servicing. La precisazione è importante perché in realtà le VM devono essere avviate per poter applicare le patch. Come ho già detto in un mio precedente post su questo solution accelerator, secondo me, il nome non è molto azzeccato e contrariamente a quanto mi auspicavo non è stato modificato nella versione definitiva. Il termine servicing in realtà consente di pensare a scenari più ampi che non la sola applicazione di correttivi: configurazione di applicazioni, applicazioni di policy, ecc...
Lo scopo di questo solution accelerator è fornire un insieme di strumenti utili ad indirizzare un problema reale: chi deve gestire uno store di macchine virtuali (per esempio i template di VM in una library di System Center Virtual Machine Manager), mantenute offline e pronte per essere utilizzate quando necessario, ha il problema di mantenerle aggiornate in modo che sia realmente pronte a diventare immediatamente operative quando necessario.
L'Offline Virtual Machine Servicing Tool si basa su PowerShell, System Center Virtual Machine Manager 2007 e un tool di patch management (System Center Configuration Manager 2007 o Windows Server Update Services 3.0) per svolgere il proprio lavoro.
Usando degli script PowerShell e SCVMM le macchine sono temporaneamente distribuite su un server Virtual Server 2005 R2 (al momento Hyper-V non è supportato, ma lo sarà in una successiva versione del tool – aspettiamo prima il rilascio di SCVMM2008) e avviate. A questo punto alle macchine sono applicati i necessari correttivi e quindi immediatamente spente e "riposte" nello store (la Library di SCVMM2007) al termine dell'operazione.
Non siamo ancora all'applicazione dei correttivi mantenendo le VM spente, ma sicuramente OVMST facilita di molto il compito degli amministratori di rete.
Se alle VM conservate nella Library si SCVMM2007 è stato applicato Sysprep, al primo avvio parte il minisetup che le configura e di questo si deve tener conto nell'uso del tool eventualmente intervenendo con script (PowerShell o VB) per risolvere il problema.
Buon patching a tutti.
Giorgio
Nella precedente parte di questa serie, ispirata dalle considerazioni del mio collega Giovanni Marchetti, ho preso in considerazione il problema della misura dello stato attuale dei consumi (della base line) e delle difficoltà che si pongono nella sua soluzione.
Oggi vorrei prendere in considerazione un problema strettamente collegato: “stiamo usando l’hardware adatto allo scopo che ci prefiggiamo”?
La tendenza attuale (non assolutamente generale, ma sempre più diffusa) è usare dei blade server per la potenza di calcolo e degli storage di rete per lo store dei dati.
Questo tipo di scelta è dettato sostanzialmente da due fattori: riduzione dello spazio usato nei datacenter e flessibilità di configurazione.
In termini di Green IT, la domanda che ci si dovrebbe porre è se questa architettura è sempre la più adatta per ottenere il miglior rapporto consumi/performance?
La gran parte della potenza consumata da un blade server è legata al consumo della CPU e quindi, in caso di applicazioni CPU intensive, questa è sicuramente una scelta razionale, mentre lo è decisamente meno se le nostre applicazioni richiedono poca potenza elaborativa. Un altro fattore che può giocare a sfavore dei blade è la loro compattezza di costruzione che comporta maggiori intrinseci problemi di raffreddamento.
Se prendiamo in considerazione gli storage di rete dobbiamo rilevare che, tipicamente, questi dispositivi non sono in grado di sapere il tipo di applicazioni che vi accedono e quindi non sono in grado di “spegnere” i dischi quando l’applicazione non vi accede per un certo periodo di tempo. Questo determina un aumento dei consumi energetici rispetto alla situazione in cui i dati risiedano su dischi locali che possono, invece, essere “spenti” dal sistema operativo a seconda dello stato di attività delle applicazioni in esecuzione.
Su questo specifico aspetto sono in corso diverse ricerche. Vi voglio segnalare quella presentata da Microsoft Research Cambridge nel febbraio di questa’anno durante la conferenza FAST - Filesystem and Storage Technology (la trovate qui).
Questa ricerca, indirizzata soprattutto verso server per medie e piccole imprese, prende in considerazione il risparmio energetico ottenibile rallentando (o spegnendo) selettivamente i dischi non utilizzati.
Ancora una volta non esiste una risposta semplice adatta a tutte le realtà aziendali (o dipartimentali all’interno di una grande azienda), ma credo che nella scelta dell’architettura hardware adottata si dovrebbero iniziare a considerare oltre a fattori quali costi di acquisto, flessibilità della soluzione, flessibilità di configurazione anche i costi di esercizio dovuti per es. all’incremento di potenza di raffreddamento determinata dall’uso dei blade server o dal non efficiente uso del sottosistema dischi.
Per oggi mi fermo qui… fuori sta tornando il sole e credo che adesso andrò a farmi una camminata.
Giorgio
Qualche giorno fa il mio collega Giovanni Marchetti (Senior Technical Evangelist con sede a Redmond, con ottima competenza nell’ambito del High Performance Computing e della virtualizzazione) ha girato un documento a tutti noi evangelist un documento con alcuni suoi pensieri sul Green IT.
Mi sembrano di valore e quindi voglio riprenderli e riproporli in una serie di post di cui questo è il primo.
Partiamo dal presupposto che lo scopo finale di tutto quanto ricade sotto il nome di Green IT sia ridurre il consumo energetico (o carbon footprint) dei datacenter; che lo si faccia più per sentimenti ecologici piuttosto che puro scopo economico è tutto da dimostrare anche se in questo caso benefici economici, progresso tecnologico e “sentimenti ecologisti” viaggiano a braccetto (io ho il sospetto che la cosa potrebbe essere applicata anche a molti altri settori).
La prima considerazione riguarda come misurare la situazione reale, il reale consumo energetico della nostra infrastruttura IT, non solo nel complesso, ma apparato per apparato (server, apparati di rete, ecc…).
Questo è un punto fondamentale.
Se non so quanto consumano i diversi apparati come posso
- sapere se le strategie poste in essere sono efficaci?
- assegnare ad ogni dipartimento all’interno dell’azienda il costo energetico sostenuto per eseguire le applicazioni che sostengono le loro attività?
(Quest’ultimo punto sta diventando importante in molte aziende in cui il costo dell’IT viene ribaltato sui diversi dipartimenti).
Purtroppo questo della misura dei consumi è anche l’ambito dove ci sono i maggiori problemi perché gli strumenti disponibili sono pochi. Alcuni sono un po’ semplicistici, altri di uso limitato, altri molto costosi e adatti (per costi e complessità di implementazione) a grandi realtà.
System Center Operations Manager e alcuni Management Pack sviluppati e distribuiti da diversi produttori di hardware (server manche apparati di rete) possono essere di aiuto per la raccolta di dati di consumo, ma deve poi essere costruito un modello che metta in relazione i consumi energetici con l’attività delle diverse applicazioni. Questo non è un modello di facile costruzione soprattutto in presenza di applicazioni multi-tier, distribuite o eseguite su server in concorrenza con altre applicazioni.
Allargando lo sguardo fuori da Microsoft si possono trovare applicazioni di terze parti che possono aiutare a definire la baseline dei consumi energetici. Verdiem di Surveyor, Avocent e APC InfrastruXure sono alcuni esempi.
Alcuni vendor hardware hanno dei tool che sono in grado di raccogliere e analizzare anche in modo abbastanza sofisticato i consumi energetici dei propri prodotti. In tutti i questi casi il problema resta individuare la relazione con i dati raccolti con altri strumenti.
In quest’area critica c’è quindi molto da fare e molto spazio per chi volesse sviluppare soluzioni (non banali!) da portare al mercato.
Internamente, nei propri datacenter, Microsoft usa un’applicazione, sviluppata (negli anni e basandosi su prodotti standard) dal nostro team di operation. Questa applicazione è in grado di raccogliere i dati da diversi strumenti, analizzare i trend dei consumi e correlare consumi e carico applicativo. Personalmente spero che questa applicazione possa diventare un prodotto da portare sul mercato in modo da colmare un’evidente lacuna.
Per oggi mi fermo qui.
Nei prossimi giorni, nella pausa tra una camminata e l’altra (oggi sveglia alla 5 per andare a vedere gli animali. All’appello hanno risposto caprioli, camosci, un’ aquila con tanto di nido) tornerò sui pensieri di Giovanni Marchetti e ve li proporrò.
Giorgio
Questo è un blog di tecnologia. di soli non parlo d’altro.
Oggi mi consento un piccolo OT.
Sono in vacanza in Alto Adige (Sud Tirolo se preferite, per me è lo stesso).
Ci vengo da un sacco di anni e mi piace molto, mi piace la gente, mi piace come i posti sono tenuti, mi piace il cibo, mi piace il paesaggio.
In molti anni non ho praticamente mai avuto problemi (quasi mai).
Oggi mi sono arrabbiato.
Siamo andati a fare un giretto sopra Selva di Val Gardena. Sulla via del ritorno, dopo 4 ore di cammino, ci siamo fermati ad un piccolo “rifugio” chiamato Rifugio Juac.
Costruzione nuova, in stile moderno, con qualche tavolo disposto nel prato antistante. Un elastico di quello per fare i salti a dispozione dei bambini… così sembrava.
Quando siamo arrivati ai tavoli c’erano un po’ di persone, qualche turisti italiani, molti più di lingua tedesca. Un bambino di lingua tedesca stava allegramente saltando sull’elastico.
Dopo pochi minuti dal nostro arrivo, dal “rifugio” è uscita una signora che con modi bruschi e sgradevoli ha detto al bambino di scendere dall’elastico e ai turisti di liberare i tavoli perché li avrebbero sporcati e a lei sarebbe toccato ripulirli. Il “rifugio” era chiuso e le sue strutture esterne non si potevano usare. Punto e basta.
ALLA FACCIA DELL’OSPITALITA’!!
Ora, io frequento la montagna da quando sono bambino e il termine rifugio (scritto a grandi lettere sopra la porta d’ingresso di questa struttura) ha un preciso significato: un posto dove le persone in cammino possono trovare ospitalità, la possibilità di dissetarsi, di riposarsi (e anche di sfamarsi). Un posto di convivialità.
Tutto l’opposto di questo “Rifugio Juac”…
Mi sa che abusano un po’ del termine rifugio… se è solo una struttura per spillare quattrini a viandanti assetati, chiamatelo bar, chiamatelo baita (come altre nelle vicinanze), chiamatelo come diavolo volete, ma non usate il termine rifugio.
Bhe, ora torno alle vacanza.
Ciao
Giorgio
Ieri è stata annunciata CTP1 del Microsoft Application Request Routing per IIS7.
L’Application Request Routing è un modulo di routing basato su proxy che gira richieste HTTP ai server dei contenuti in base all’header HTTP, a variabili lato server e ad un algoritmo di bilanciamento dei carichi.
Questo nuovo modulo può essere usato per:
-
Aumentare disponibilità e scalabilità delle applicazioni -
Migliorare l’utilizzo delle risorse hardware dei server dei contenuti -
Facilitare il deployment delle applicazioni -
Facilitare l’hosting multiplo
Il modulo Application Request Routing si appoggia al modulo URL rewrite per ispezionare le richieste HTTP in ingresso e prendere decisioni di routing. Ne consegue che il modulo URL rewrite deve essere installato per poter usare le funzioni dell’Application Request Routing.
È possible scaricare il modulo a questi link
Microsoft URL Rewrite Module for IIS 7 (x86)
Microsoft URL Rewrite Module for IIS 7 (x64)
Microsoft Application Request Routing for IIS 7 (x86)
Microsoft Application Request Routing for IIS 7 (x64)
Vediamo più in dettaglio le funzionalità
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Decisioni di routing basate su HTTP
A differenza dei balancer HW che prendono decisioni di routing in base all’indirizzo IP, l’Application Request Routing prende le decisioni di routing a livello applicativo. Usando il modulo URL rewrite si possono costruire potenti regole di routing basate sull’header HTTP delle richieste e su variabili definite a livello di server. -
Algoritmo di bilanciamento dei carichi
Sono disponibili sei diversi algoritmi di bilanciamento dei carichi tra cui gli amministratori possono scegliere per ottenere il miglio servizio delle richieste HTTP. -
Controllo dello stato di attività dei server
Lo stato di attività dei server è verificata sia usando il traffico live sia usando uno specifico URL definito dall’amministratore. È possibile utilizzare un insieme di parametri per definire cosa si intende per server “in salute”. -
Affinità lato client
l’Application Request Routing può usare i cookies per creare affinità tra le richieste di un client e uno specifico server dei contenuti. I client dietro un NAT sono differenziati in modo da essere trattati in modo indipendente. Per usufruire di questa funzionalità è richiesto che i client accettino i cookies. -
Host name affinity
“Host name affinity” è una funzionalità specifica per gli host condivisi. Questa funzionalità modifica la topologia di deployment per minimizzare il lavoro di amministrazione e creare nuove opportunita di business per gli hoster. Per maggiori informazioni su questa funzionalità vi rimando al documento Overview of Shared Hosting Deployment Using Application Request Routing. -
Gruppi multipli di server
L’Application Request Routing è in grado di gestire più gruppi di server distinti. Ogni gruppo è un insieme logico di server dei contenuti completamente distinto dagli altri gruppi. È possibile in questo modo implementare scenari di pilot o di test A/B. -
Gestione e controllo via UI
Tutte le configurazioni e le statistiche aggregate di runtime sono disponibili in IIS Manager. -
Failed Request Tracing Rules
Il modulo Application Request Routing si integra completamente con la funzionalità di IIS7 Failed Request Tracing Rules, a cui sono state appositamente aggiunte regole per il troubleshooting di questo nuovo modulo.
Risorse aggiuntive
Qui sotto trovate i link ad una serie di articoli di approfondimento
Install Application Request Routing
Define and Configure an Application Request Routing Server Group
HTTP Load Balancing using Application Request Routing
Configure 3-tier deployment architecture using Application Request Routing
Pilot Program Management using Application Request Routing
Shared Hosting using Application Request Routing
Using Failed Request Tracing Rules to Troubleshoot Application Request Routing
Giorgio
A proposito di vacanze e di estate, dal mio collega Fabio che lavora nella struttura italiana di Live ricevo questa notizia che vi riporto pari pari:
“Live Maps ci può aiutare nella scelta della serata con il primo canale di contenuti sulle mappe dedicato alla musica pop.
Basta andare su Live Maps, cliccare in alto a destra su “Visualizza concerti” e sulla mappa compaiono tutti i puntatori dei concerti in programma nei prossimi giorni. Di default si visualizzano gli appuntamenti settimanali, dal box azzurro sulla destra si può poi scegliere se visualizzare solo i concerti dello stesso giorno o tutti quelli dei prossimi 30 giorni. I contenuti sono offerti da Festivalbar e coprono tutti gli appuntamenti più importanti di musica leggera per l’intero territorio nazionale.

Per vedere i dettagli degli eventi basta passare con il mouse sopra i puntatori; si apre una finestra che oltre a mettere in risalto con un’immagine il prossimo artista che si esibirà in quel luogo, mi ricorda anche quali sono gli altri appuntamenti in programma. Dalla stessa finestra posso inoltre decidere di segnare il luogo del concerto come punto di partenza o di arrivo di un mio itinerario. In queste finestre potrò infine trovare un link che mi segnala se c'è qualche clip dell'artista presente in MSN Video.”
Bhe… buon divertimento
Giorgio
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E’ finito un altro anno fiscale in Microsoft Italia ed è tempo per me di prendere qualche giorno di riposo prima di iniziare proseguire con l’attività di programmazione del nuovo anno.
Nelle prossime due settimane sarò in ferie e quindi non penso di riuscire ad aggiornare il blog con molta continuità anche se farò fatica a starne completamente lontano.
Approfitterò di questo tempo per leggere, studiare, camminare tra i monti, mangiare cose buone, ecc…
A presto e preparatevi: ci sono novità interessanti in arrivo!
Giorgio
Come vi avevo promesso e come sta diventando d'abitudine eccomi (in ritardo) qui il post in cui potete trovare le risposte scritte alle domande che mi avete fatto durante il webcast (chi non l’avesse visto lo trova qui) e un po' di risorse su System Center Virtual Machine Manager 2008.
Iniziamo con le vostre domande:
D Come faccio a creare un range di indirizzi MAC senza andare in conflitto com indirizzi mac fisici esistenti sulla rete
R Se non si imposta un range di indirizzi centralizzati (usando l’apposita funzione in SCVMM 2008) il servizio virtual machine management service (vmms.exe), eseguito localmente su ogni server Hyper-V assegna un range di indirizzi MAC (default 256 indirizzi) compreso tra 00:15:5D:xx:yy:00 e 00:15:5D:xx:yy:FF dove xx e yy sono gli ultimi due ottetti di un indirizzo IP assegnato alla Parent partition. Questo significa che dopo 256 schede virtuali (assegnate alle diverse macchine) non si avranno, con la configurazione di default, altri indirizzi MAC dinamici e nuove le VM non partiranno. Detto ciò è possibile spostare usare questa informazione per creare indirizzi dinamici gestiti centralmente. Basterà assegnare a SCVMM 2008 un range di indirizzi MAC che inizino con 00:15:5D e fare attenzione che tutti i nostri host siano gestiti da SCVMM.
D Entro quando sarà disponibile la feature per l'amministrazione degli host Citrix Xen Source?
R Al momento non abbiamo una data sulla disponibilità di questa funzione
D Cosa significa che le porte COM sono mappate su delle named pipe?
R Significa che quando una macchina virtuale scrive/legge da una porta COM virtuale che le è stata assegnata sta in realtà scrivendo/leggendo su un canale di comunicazione verso la parent partition o verso un computer remoto. Questa opzione può essere usata per esempio per fare remote debugging del sistema operativo in esecuzione in un child partition
D Il VHD che utilizzi per il template verrà poi replicato per l'utilizzo della VM?
R I VHD nella Library e usati nei template, sono copiati (usando il protocollo BITS) sul server host di destinazione al momento della creazione di una VM
D Quali guest OS sono supportati?
R i sistemi operativi guest supportati da Hyper-V al momento del rilascio della RTM sono circa 25 e li trovate elencati in questo mio post e nella KB954958.
D Per la mia realtà SCVMM è un po' sovradimensionato. D'altra parte ho bisogno di un tool per fare P2V. La console "semplice" di Hyper-V non credo contempli la cosa.
R La console di gestione di default, Hyper-V Manager, effettivamente non consente di fare una migrazione Physical to Virtual, mentre questa funzione è presente in SCVMM. Per quanti riguarda il sovra dimensionamento del tool vi ricordo che SCVMM è venduta, ad oggi, in due diversi “tagli” uno dei quali (Center Virtual Machine Manager - Workgroup Edition) adatto alle realtà medie e piccole. La workgroup edition, che mi aspetto sarà disponibile anche per la versione 2008 di VMM, benchè ad oggi sia un po’ presto per dirlo in via definitiva, consente di gestire fino a quattro server fisici (host di virtualizzazione) e un numero illimitato di macchine virtuali.
D Ci sono state molte domande relative alla gestione dei dischi in Hyper-V e VMM. CErco quindi di riassumere in un’unica risposta tutte le opzioni diponibili.
Dischi accessibili dalla Parent Partition
La Parent Partition è in grado di utilizzare direttamente dischi di tipo direct-attached (SATA, SAS, SCSI,…) o LUN su SAN (Fiber Channel e iSCSI).
Dischi su cui possono risiedere le VM (Child Partition)
I file di configurazione delle Child Partition (.XML), i file dei dischi virtuali (.VHD) e gli snapshot possono risiedere indifferentemente su dischi direct-attached connessi alla Parent Partition (SATA, su SAS, SCSI, …) o su LUN FC o iSCSI rese visibili (connesse) e disponibili (on-line) alla Parent Partition. In questo senso si può dire che le Child Partition possono essere avviare da dischi di rete.
Dischi accessibili dalle Child Partition
Le Child Partition possono usare VHD residenti qualsiasi disco accessibile dalla Parent Partition (vedi sopra).
In aggiunta le Child Partition possono accedere a dischi fisici attraverso il meccanismo di passthrough. Questo meccanismo consente di assegnare ad una Child Partition un disco direct-attached o FC o iSCSI reso visibile alla Parent Partition (presente in Disk Management), ma non disponibile (off-line per la Parent Partition).
Un ultima possibilità è l’accesso diretto a dischi iSCSI da una Child Partition usando un iSCSI Iniziator (compreso e installabile in tutte le versioni di Windows Server 2008 e Windows Vista per uso aziendale).
Alcune risorse aggiuntive
Giorgio
Nel mondo dell'informatica si sente sempre più parlare di GreenIT, Green Computing, Energy Saving.
Si è anche visto che le aziende e i prodotti green vendono meglio.
La natuare conseguenza è che adesso tutti indichino i propri prodotti come green. Questo fenomeno è noto con il termine di Greenwashing.
Il problema è valutare, prima di acquistare un prodotto, se i dati di consumo riportati dal produttore sono reali, riferibili ad un uso normale o sono un po' forzati e generati nelle "migliori condizioni di esercizio" (che spesso hanno poco a che fare con la vita di tutti i giorni).
Le persone Microsoft che lavorano per l'Enterprise Engineering Center hanno messo a punto una serie di metodologie e di test che la verifica dei dati di targa sul consumo energetico degli apparati.
L'articolo relativo lo trovate su TechNet Magazine e vale la pena di essere letto (secondo me).
Giorgio
Il team Windows Storage Solution ha annunciato la disponibilità di un "rollup update" per System Center Data Protection Manager 2007.
Questo aggiornamento mette a disposizione le seguenti nuove funzionalità:
- Supporto di sistemi con Windows Server 2008 (compreso Server Core)
- Protezione del System State di Windows Server 2008 State
- Possibilità di eseguire DPM2007 Server su Windows Server 2008
- Supporto di SQL Server 2008
- Supporto di cluster di host Virtual Server 2005 R2
- Condivisione della Tape Library: più server DPM possono in questo modo condividere una singole tape library di livello enterprise
E' possibile scaricare l'update da questi link:
Il prossimo passo sarà il rilascio, durante l'estate, del Service Pack 1 di System Center Data Protection Manager 2007 che porterà significativi vantaggi:
- Supporto per Hyper-V
- Capacità aggiuntive di protezione di SQL Server
- Nuove funzionalità di protezione di farm di SharePoint
Giorgio
Voglio segnalarvi questa equilibrata analisi del mercato della virtualizzazione dopo il rilascio di Hyper-V fatta da Alessandro Perilli su virtualization.info.
Buona lettura a tutti.
Giorgio
E' stata rilasciata su Microsoft Connect la versione RC2 degli Integration Component per Linux.
Gli Integration Component forniscono una migliore integrazione tra il sistema operativo in esecuzione nella child partition e Hyper-V e rendono possibile utilizzare l'architettura dei device sintetici basata du VSP-VSC-VMBus (se volete avere maggiori informazioni sull'architettura di Hyper-V potete scaricare questo articolo).
In questa versione degli IC per Linux sono stati aggiunti:
- Supporto dei driver sintetici per il mouse: consentono una migliore integrazione tra vmconnect (il programma che consente di interagire con le VM usando una sessione RDP) e il desktop in cui è eseguito (Parent partition o sistema di amministrazione remoto)
- Supporto per Fastpath Boot: le macchine Linux possono usare i device driver sintetici per i dischi IDE e beneficiare in questo modo di prestazioni decisamente più elevate.
E' comunque possibile continuare ad usare con Hyper-V RTM macchine SUSE con installati gli Integration Component RC1.
Giorgio
"The point of the green movement is to get people to take their heads out of the sand, look around, and see the impact of their actions. Going on an energy diet is smart, both for the environment and for your company's bottom line."
Dave Ohara
Sulla versione on line di TechNet Magazine ho trovato questo interessante articolo che riassume in otto punti le strategie messe in essere da Microsoft nella costruzione e nell'esercizio del nuovo datacenter di Quincy (WA).
Qui trovare un filmato dedicato a questo nuovo datacenter, ai problemi che si sono dovuti affrontate nella sua progettazione e costruzione e alle soluzioni trovate. Vale la pena di guardarlo.
Sempre su TechNet Magazine ho trovato un altro articolo interessante dal titolo molto intigrante: Putting IT on a diet.
La citazione iniziale arriva da quest'articolo e mi piace molto!
L'articolo introduce il problema generale del risparmio energetico nel mondo IT e delle tecniche utili a conseguirlo, il tutto con un occhio molto pratico e disincantato. Vale la pena leggerlo.
"Before you buy energy efficient technology (such as a new server), first test it in your own environment under your own load. With the current focus on environmentally friendly products, many companies are now labeling their products as green and even providing some general numbers regarding energy savings.
Beware; these numbers are usually based on what can be achieved under the best conditions to show maximum results. This serious problem is often referred to as "greenwashing"
Giorgio