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Virtualizzazione, Sicurezza, GreenIT (e altro) visti da Giorgio

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    "You have to sit by the side of a river a very long time before a roast duck will fly into your mouth"

    Guy Kawasaki


    Il contenuto di questo blog e di ciascun post viene fornito “così come é”, senza garanzie, e non conferisce alcun diritto. Questo blog riporta il mio personale pensiero che non riflette necessariamente il pensiero di Microsoft.
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Green IT o del salvataggio del pianeta – parte 3

Dopo essere tornato dalle ferie passate in una magnifica località dell’Alto Adige – Sud Tirolo (e dopo due giorni passati a cercare di riprendere il ritmo dell’attività lavorativa) non potevo che riprendere il mio discorso sul Green IT basato sulle considerazione del mio collega Giovanni Marchetti.

Siamo ormai alla terza puntata. Nella prima avevo affrontato il problema della misurazione del reale consumo energetico nei data center in modo da poter avere una misura con cui confrontare l’efficacia delle soluzioni adottate. Nella seconda puntata avevo spostato l’attenzione sull’architettura hardware e sulla sua corrispondenza agli obiettivi che si prefigge.

In questa terza puntata voglio affrontare il problema dell’architettura software e delle considerazioni che si possono fare a livello applicativo per tener conto della necessità di ridurre il consumo energetico.

Credo che si possano fare le seguenti considerazioni:

  1. è possibile modificare l’infrastruttura applicativa in modo da ridurre i server necessari ad implementarla? 
    Per esempio è possibile pensare di eseguire sullo stesso server (o nella stessa macchina virtuale) applicazioni diverse che impongono carichi diversi all’hardware (un’applicazione che usa intensivamente la CPU con una che usa intensivamente la rete). Si deve ovviamente tener conto anche di altri fattori prima di fere co-hosting di applicazioni come per esempio le necessità di sicurezza, di disaster recovery, ecc che possono essere diverse per le diverse applicazioni. Inoltre un esercizio di questo genere può essere semplice da fare in fase di nuova implementazione mentre potrebbe risultare più complesso in un’infrastruttura già esistente (per esempio per i costi che una riorganizzazione delle applicazioni può comportare).
  2. è possibile di ridurre i livelli logici delle applicazioni?
    Per esempio compattando frontend e logica applicativa, di una classica applicazionie a tre livelli, su un unico server (o macchina virtuale) invece che sugli usuali tre.
    Si passerebbe in questo modo da un’applicazione a tre livelli logici eseguiti su tre server distinti ad un’applicazione sempre a tre livelli logici, ma eseguiti su due server distinti (o in due macchine virtuali distinte): sharepoint e logica applicativa possono benissimo convivere in molte situazioni, giusto per fare un esempio.
    Nello stesso solco di idee è possibile pensare ad una scrittura delle applicazioni in modo che siano maggiormente ottimizzate per ridurre la potenza di calcolo necessaria alla loro esecuzione.
    Giusto per fare un esempio: in Microsoft alcuni dipartimenti stanno riscrivendo le query SQL in modo da renderle più efficienti e ridurre quindi i cicli di CPU necessari ad eseguirle. La motivazione che sta dietro questa ottimizzazione è che mensilmente l’IT interna presenta ad ogni dipartimento Microsoft i costi energetici necessari ad eseguire le loro applicazioni.
    Anche in questo si devono considerare le necessità di sicurezza, backup, ecc dei diversi livelli applicativi, i costi di un ridisegno, ecc.
  3. è possibile sfruttare dei servizi esterni come parte delle applicazioni?
    Ossia è possibile adottare un modello Software+Service (o servizi “in the Cluod”)esternalizzando uno dei componenti dell’infrastruttura applicativa?
    Si potrebbe per esempio utilizzare servizi come i Microsoft Online Services o i Sql Server Data Services. In questo modo si sposterebbe parte del carico computazionale in un datacenter maggiormante ottimizzato e progettato per la massimizzazione del risparmio energetico e dell’uso dei server.
    In questo caso si devono considerare alcune problematiche poste dal Cluod Computing come la necessità di fissare dei rigorosi SLA, la conformità dei servizi scelti alle diverse legislazioni (una tra tutte quella sulla privacy), ecc.
    Credo comunque che il problema principale in questo caso, dopo la conformità alla legislazione e specialmete in Itlaia, sia di carattere culturale; fatico a vedere CIO che siano disposti a prendere in considerazione una soluzione di questo genere, ma questo è solo questione di tempo… e di soldi (risparmiati).

Riassumendo possiamo dire che le strategie disponibile per migliorare l’efficienza energetica di un datacenter e massimizzare i risparmi sono la scelta dell’hardware più adatto al workload che deve soddisfare, la massimizzazione dell’uso dell’hardware attraverso il co-hosting di applicazioni diverse e la compattazione dei livelli logici delle applicazioni, l’ottimizzazione del codice delle applicazioni e l’esternalizzazioni di porzioni dell’infrastruttura.

Si può anche prendere in considerazione l’ipotesi di sfruttare la potenza di calcolo risparmiata adottando le diverse strategie, ed espressa magari in numero di macchine virtuali “disponibili”, “affittandola” ad altri dipartimenti aziendali.

Le considerazioni fatte nei tre post di questa serie non vogliono ovviamente essere esaustive, ma fornire solo uno spunto di riflessione sulle sfide che il GreenIT pone e sui vantaggi che si possono ricavare dalla sua adozione.

Chi vuole approfondire trova materiale interessante ai seguenti link:

Giorgio

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Posted: Wednesday, July 30, 2008 5:21 AM by g_malusardi

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