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Virtualizzazione, Sicurezza, GreenIT (e altro) visti da Giorgio

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    "You have to sit by the side of a river a very long time before a roast duck will fly into your mouth"

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    Il contenuto di questo blog e di ciascun post viene fornito “così come é”, senza garanzie, e non conferisce alcun diritto. Questo blog riporta il mio personale pensiero che non riflette necessariamente il pensiero di Microsoft.
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Green IT o del salvataggio del pianeta – parte 2

Nella precedente parte di questa serie, ispirata dalle considerazioni del mio collega Giovanni Marchetti, ho preso in considerazione il problema della misura dello stato attuale dei consumi (della base line) e delle difficoltà che si pongono nella sua soluzione.

Oggi vorrei prendere in considerazione un problema strettamente collegato: “stiamo usando l’hardware adatto allo scopo che ci prefiggiamo”?

La tendenza attuale (non assolutamente generale, ma sempre più diffusa) è usare dei blade server per la potenza di calcolo e degli storage di rete per lo store dei dati.

Questo tipo di scelta è dettato sostanzialmente da due fattori: riduzione dello spazio usato nei datacenter e flessibilità di configurazione.

In termini di Green IT, la domanda che ci si dovrebbe porre è se questa architettura è sempre la più adatta per ottenere il miglior rapporto consumi/performance?

La gran parte della potenza consumata da un blade server è legata al consumo della CPU e quindi, in caso di applicazioni CPU intensive, questa è sicuramente una scelta razionale, mentre lo è decisamente meno se le nostre applicazioni richiedono poca potenza elaborativa. Un altro fattore che può giocare a sfavore dei blade è la loro compattezza di costruzione che comporta maggiori intrinseci problemi di raffreddamento.

Se prendiamo in considerazione gli storage di rete dobbiamo rilevare che, tipicamente, questi dispositivi non sono in grado di sapere il tipo di applicazioni che vi accedono e quindi non sono in grado di “spegnere” i dischi quando l’applicazione non vi accede per un certo periodo di tempo. Questo determina un aumento dei consumi energetici rispetto alla situazione in cui i dati risiedano su dischi locali che possono, invece, essere “spenti” dal sistema operativo a seconda dello stato di attività delle applicazioni in esecuzione.

Su questo specifico aspetto sono in corso diverse ricerche. Vi voglio segnalare quella presentata da Microsoft Research Cambridge nel febbraio di questa’anno durante la conferenza FAST - Filesystem and Storage Technology (la trovate qui).
Questa ricerca, indirizzata soprattutto verso server per medie e piccole imprese, prende in considerazione il risparmio energetico ottenibile rallentando (o spegnendo) selettivamente i dischi non utilizzati.

Ancora una volta non esiste una risposta semplice adatta a tutte le realtà aziendali (o dipartimentali all’interno di una grande azienda), ma credo che nella scelta dell’architettura hardware adottata si dovrebbero iniziare a considerare oltre a fattori quali costi di acquisto, flessibilità della soluzione, flessibilità di configurazione anche i costi di esercizio dovuti per es. all’incremento di potenza di raffreddamento determinata dall’uso dei blade server o dal non efficiente uso del sottosistema dischi.

Per oggi mi fermo qui… fuori sta tornando il sole e credo che adesso andrò a farmi una camminata.

Giorgio

Posted: Monday, July 14, 2008 9:00 AM by g_malusardi

Comments

ZenIT Blog said:

Dopo essere tornato dalle ferie passate in una magnifica località dell’Alto Adige – Sud Tirolo (e dopo

# July 29, 2008 11:21 PM
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