OT: Evviva l’ospitalità
Questo è un blog di tecnologia. di soli non parlo d’altro.
Oggi mi consento un piccolo OT.
Sono in vacanza in Alto Adige (Sud Tirolo se preferite, per me è lo stesso).
Ci vengo da un sacco di anni e mi piace molto, mi piace la gente, mi piace come i posti sono tenuti, mi piace il cibo, mi piace il paesaggio.
In molti anni non ho praticamente mai avuto problemi (quasi mai).
Oggi mi sono arrabbiato.
Siamo andati a fare un giretto sopra Selva di Val Gardena. Sulla via del ritorno, dopo 4 ore di cammino, ci siamo fermati ad un piccolo “rifugio” chiamato Rifugio Juac.
Costruzione nuova, in stile moderno, con qualche tavolo disposto nel prato antistante. Un elastico di quello per fare i salti a dispozione dei bambini… così sembrava.
Quando siamo arrivati ai tavoli c’erano un po’ di persone, qualche turisti italiani, molti più di lingua tedesca. Un bambino di lingua tedesca stava allegramente saltando sull’elastico.
Dopo pochi minuti dal nostro arrivo, dal “rifugio” è uscita una signora che con modi bruschi e sgradevoli ha detto al bambino di scendere dall’elastico e ai turisti di liberare i tavoli perché li avrebbero sporcati e a lei sarebbe toccato ripulirli. Il “rifugio” era chiuso e le sue strutture esterne non si potevano usare. Punto e basta.
ALLA FACCIA DELL’OSPITALITA’!!
Ora, io frequento la montagna da quando sono bambino e il termine rifugio (scritto a grandi lettere sopra la porta d’ingresso di questa struttura) ha un preciso significato: un posto dove le persone in cammino possono trovare ospitalità, la possibilità di dissetarsi, di riposarsi (e anche di sfamarsi). Un posto di convivialità.
Tutto l’opposto di questo “Rifugio Juac”…
Mi sa che abusano un po’ del termine rifugio… se è solo una struttura per spillare quattrini a viandanti assetati, chiamatelo bar, chiamatelo baita (come altre nelle vicinanze), chiamatelo come diavolo volete, ma non usate il termine rifugio.
Bhe, ora torno alle vacanza.
Ciao
Giorgio