L’Information Technology (IT) è stato introdotto nell’ambito aziendale e organizzativo alcuni decenni fa con lo scopo di assistere le attività amministrative e produttive delle aziende (private e pubbliche). Fin dall’ora i responsabili del settore IT, ossia i CIO sono continuamente alla ricerca della formula magica o della ricetta perfetta affinché sia possibile allineare l’IT con gli obbiettivi aziendali (Business Objectives). Non è un dato del tutto nuovo che l’IT è continuamente sotto stress e pressione, ai fini di provare il proprio valore apportato al Business; un binomio difficilmente da raggiungere.
Negli ultimi anni per far fronte a quanto sopra descritto, le aziende sempre più frequentemente si affidano ad una serie di pratiche e metodi di qualità, tra cui emergono i nomi di ITIL e Six Sigma.
I due sono complementari tra di loro; mentre ITIL dispone di pratiche per la gestione dell’IT, Six Sigma offre una serie di tecniche statistiche, provate, per misurare e migliorare la qualità dei servizi IT.
Per sopravvivere nell’attuale giungla economica dove la competizione fa da padrone indiscussa ed è sempre pronta a disintegrare il più debole, le aziende hanno una continua necessità di rinnovarsi e di ricercare i livelli di qualità che soddisfano pienamente le aspettative dei propri clienti.
I clienti diventano il punto focale di tutte le aziende, e per tale diventa notevolmente importante classificare e prioritizzare le richieste che essi presentano. Qualsiasi cambiamento, che un’azienda desidera effettuare, deve tener conto delle richieste inoltrate dal cliente. Il modo migliore per collezionare e catalogare le informazioni inerenti ai gusti, le scelte, le desiderate, eccetera della propria classe di clienti è attraverso i sondaggi (Survey). I dati collezionati posso essere analizzati per indicare le potenzialità dei propri prodotti e/o servizi. Il cliente finale, purtroppo, non condivide le medesime opinioni, in merito al prodotto e/o servizio, di chi lo produce e eroga. Il cliente finale vede il prodotto e/o servizio da un punto di vista puramente utilitario e economico; quanto esso può essere utile, quanto costa, la qualità, il rapporto costo e qualità. Se questi fattori vengono a mancare il prodotto e/o servizio non ha valore per l’azienda che lo produce o lo eroga.
Per concludere, è fondamentale identificare il cliente e le sue necessità in quanto è lui ad essere ed a rimanere l’elemento centrale per tutte le aziende e il loro Business presente e di lungo termine.
Dal rilascio di Windows Vista e Server 2008, Microsoft include il supporto per IPv6 come funzionalità nativa, e va anche oltre abilitando il protocollo per definizione. IPv6 sicuramente andrà a sostituire il suo predecessore IPv4, ma per il momento poche realtà infrastrutturali lo vede implementato. Si raccomanda di disabilitarlo qualora non sia utilizzato. Diversamente da altri protocolli, non è possibile disabitare IPv6 direttamente dall’interfaccia di rete, anche se togliendo il baffetto da IPv6 si disabilita il protocollo dall’interfaccia di rete, dal loopback e dal tunnel, in realtà l’IPv6 risulta ancora abilitato a livello di sistema e potrebbe comportare malfunzionamenti ad applicativi vari.
Il modo appropriato per disabilitare IPv6 definitamente è attraverso i registri di sistema. Da HKEY_LOCAL_MACHINE\SYSTEM\CurrentControlSet\Services\TCPIP6\Parameters creare una nuova chiave denominandola DisabledComponents. La nuova chiave deve essere del tipo DWORD (32 bit), e deve avere il valore FF.
Riavviare il computer per sottoscrivere la nuova configurazione.

Le aziende, le persone e i processi che la compongono quasi sempre desistono nell’accettare i cambiamenti. Visto che Six Sigma forza i cambiamenti nell’interno di un’azienda è imperativo organizzarsi per anticipare la resistenza iniziale della stessa organizzazione nell’accettare tali cambiamenti. Non sarebbe corretto affermare che Six Sigma cambi il sistema di gestione tutto di un colpo, ma è invece corretto asserire che crei una infrastruttura tale che il cambiamento diventi intrinseco negli schemi delle attività giornaliere. Difatti la funzione di Six Sigma demanda che le aziende trovino continuamente nuovi modi per migliorare i sistemi correnti. Un cambiamento dovuto a fattori esterni all’azienda viene definito Reactive, mentre se voluto dall’amministrazione il cambiamento prende il nome di Proactive.
Una delle principali responsabilità dell’amministrazione è di supervisionare i trend del macro ambiente affinché si possano identificare i cambiamenti desiderati e avviare i nuovi programmi facilmente. L’amministrazione ha il compito di illustrare l’importanza dei cambiamenti, e deve farsi carico del piano di cambiamento senza trascurare la comunicazione e i corsi di apprendimento onde evitare l’effetto negativo dei cambiamenti. Inoltre ha il compito di calcolare quanto impattante sarà il cambiamento per i dipendenti in termini di accettazione, reazione e motivazione, senza tralasciare la revisione e il monitoraggio dell’efficacia del cambiamento.
Colui che è incaricato nell’implementazione dei cambiamenti, di fronte ad una possibile resistenza può gestire il caso attraverso un delle seguenti metodologie:
- Creare un senso di emergenza per il cambiamento
- Rendere il processo di cambiamento indispensabile
- Ricercare elementi e esempi vari che validano la necessità del cambiamento
- Implementare il cambiamento in tempi brevi
- Prepararsi per un piano di contingenza per affrontare inconvenienti vari
L’idea filosofica nel retroscena di Six Sigma si concentra su fatto che tutti i sistemi possono essere visti come dei processi che coinvolgono Input e Output, e che questi possono essere misurati, migliorati e controllati.
Se dovessimo attribuire una definizione al termine Processo, allora essa sarebbe la seguente:
Nelle aziende il Processo è l’attività necessaria per convertire materiale grezzo (Input) in risultati produttivi (Output) che contribuiscono al Business..
Gli Input, in un sistema di Business, rappresentano tipicamente i materiali grezzi, i fondi monetari, le informazioni, le ricerche, i dati di mercato, ecc... Essi rappresentano la base di un sistema di business. Senza gli Input i processi non possono essere implementati e quindi la produzione non potrebbe terminare.
Gli Output, in un sistema di Business, rappresentano i risultati dei processi elaborativi degli Input. Gli Output, possono essere sia beni materiali che servizi. Inoltre gli Output possono diventare a loro volta gli Input di successivi processi.
Per rendere le idee più chiare voglio utilizzare un esempio pratico; nella cucina di un ristorante, le verdure e le carni vengono consegnate…essi diventano il materiale grezzo. I cuochi puliscono e affettano le verdure, altrettanto per le carni…producendo quelli che sono gli ingredienti di un piatto. Ecco il primo processo con gli Input nella forma delle verdure e carni, e gli Output sotto forma di Ingredienti. Il processo è quello di preparare gli ingredienti. Successivamente questi ingredienti (Output del primo processo) diventano gli Input di un nuovo processo, ossia quello di elaborarli per cucinare il piatto. Il piatto come Output del processo dei primi Output, diventa a sua volta gli Input di un ulteriore processo. Questo ultimo processo è quello di business finale, ovvero il piatto viene venduto, quindi rappresenta l’Input del processo di vendita, e come Output si ricava un profitto.
Six Sigma ha il compito di ridurre i costi e le difficoltà di questi processi affinché gli Output rendano il massimo profitto sia in termini monetari e sia in termini di qualità.
Le attività commerciali hanno un punto in comune; il profitto e quindi creare valore. Si definisce efficiente un organizzazione quando essa soddisfa i propri clienti e investitori (Shareholders). Il ruolo di Six Sigma è di assistere le organizzazioni nel produrre il massimo valore con le minime risorse.
La storia di Six Sigma può essere datata agli inizi degli anni 20 (1920), anno in cui furono inventati strumenti come i 14 Punti di Edwards e quelli per il controllo della qualità di Ishikawa (control chart, check sheets, run chart, histogram, scatter diagram, pareto chart, flow chart). Successivamente Robert Galvin prese spunto da questi strumenti e inventò Six Sigma. Nel 1950 Edward Deming sviluppò le fondamenta della scienza qualitativa (oggi ampiamente utilizzata). Ma solo nel 1980, Six Sigma fu messo in pratica; in questo anno, Motorola introdusse per la prima volta l’adozione di questa metodologia ai fini di ridurre il livelli di imperfezione nei propri prodotti.
Oggi Six Sigma è ampiamente adottata da un gran numero di aziende coprendo una varietà di settori, come quello ospedaliero, quello militare, quello dell’outsourcing, quello delle assicurazioni, quello manifatturiero, ecc.. Aziende come G&E, Sony, Microsoft, Nike ecc..utilizzano Six Sigma per migliorare l’efficienza dei propri prodotti e servizi.
Six Sigma si focalizza nel ridurre le variazioni nei processi e quindi migliorare il controllo dei processi stessi, riducendo i costi e riutilizzando al meglio le risorse aziendale. L’azienda che adotta Six Sigma misura le proprie prestazioni in accordo con il livello Six Sigma del proprio processo di business. Inizialmente queste aziende si accontentavano di un livello medio, ossia del 2 0 3 Sigma. Con l’accrescere della competizione, l’obbiettivo di raggiungere un livello Sigma sempre maggiore, è diventato cruciale. Difatti, l’obbiettivo odierno di queste aziende è di arrivare ai livelli ottimali di perfezione, quindi al livello 5 e addirittura 6 Sigma. Il livello 6 è il più elevato ed è per l’appunto il nome del modello; Six Sigma. Il livello 6 Sigma definisce un numero di difetti pari al 3.4 per un milione di opportunità. Per una azienda manifatturiera, ciò, significa che per 1 milione di oggetti prodotti solo 3 o 4 possono risultare difettosi.
Con questo approccio si è in grado di raggiungere un alto livello qualitativo rispetto ai propri prodotti e servizi, tale che i clienti risultano pienamente soddisfatti. Questi ultimi diventano, quindi, gli elementi trainanti. Essi sono coloro che influenzano i processi decisionali nell’ambito del mercato.Six Sigma, oggi, è diventato un elemento cruciale per la qualità dei propri prodotto e servizi.
Windows 7 fornisce una serie di nuove funzionalità di ShurtCut fondamentali per ridurre i tempi operativi durante le normali operazioni al computer. Segue una lista delle nuove combinazioni di tasti (ShortCut):
Alt + P
Da Windows Explorer attiva un pannello sul lato destro dal quale è possibile visualizzare un’anteprima delle foto.
Windows + - (minus key)
Questa combinazione abilita il Magnifier, con il quale è possibile ingrandire (+) o diminuire (-) l’intero schermo. La funzionalità del Magnifier è disponibile solo e qualora l’Aero Desktop è abilitato. Caso contrario lo ShortCut non funzionerebbe.
Windows + Up/Down
Serve a ingrandire (Maximize) e a rimpicciolire (Minimize) le finestre.
Windows + Shift + Up
Simile alla ShortCut sopraesposta, con la differenza che ingrandisce la finestra per il totale spazio video.
Windows + Left e Windows + Right
Una delle tante nuovissime funzionalità di Windows 7 è la possibilità di trascinare la finestra tutto verso la parte destra o sinistra riducendo la grandezza della finestra perfettamente pari alla metà dello schermo. Ebbene Windows + Left e Windows + Right esegue le medesime operazioni.
Windows + Home
Grazie a questa ShortCut si è in grado di rimpicciolire tutte le finestre aperte tranne quella attiva. Ovviamente ripremendo la combinazione il tutto ritorna come prima.
Windows + E
Utilissima combinazione per aprire una finestra di Windows Explorer.
Windows + P
Una volta utilizzata questa combinazione non se ne può farne a meno. Abilita le funzionalità di configurazione per i monitor aggiuntivi. Utilissima durante le presentazioni.
Windows + Shift + Left e Windows + Shift + Right
Se si utilizzano due monitor contemporaneamente è fondamentale memorizzare queste combinazioni. Grazie ad esse è possibile muover le finestre da un monitor all’altro senza utilizzare il mouse.
Windows + [Number]
Serve per eseguire i programmi spillati (Pinned) alla Task Bar. Il [Number] corrisponde al numero progressivo assegnato all’applicativo che va da parte da sinistra verso destro cominciando da 1.
Windows + T
Identico ad Alt + Tab. Ciclica attraverso le finestre aperte.
Windows + Space
Attiva la trasparenza della finestra attiva.
Ctrl + Shift + Mouse Click
Server per eseguire l’applicativo con privilegi di amministratore.

MUDA; termine giapponese che tradizionalmente indica le attività considerati sprechi e che non aggiungono nessun tipo di valore al processo produttivo. Oltre alle Muda, esistono altri possibili dissipatori di valore:
- Le Muri – Sovraccarico
- Le Mura – Discrepanze e irregolarità
Insieme essi costituiscono le cosiddette 3M. Non è detto che tutte le attività procurano valore per il cliente, pertanto è necessario domandarsi quali delle attività veramente aggiungono valore al bene o al servizio. Quale attività sono realmente necessarie? e quante possono considerarsi in linea con i CTQ del cliente.
Come si può determinare se l’attività, il processo, il servizio. l’operazione concorre nell’aggiungere valore. Basta analizzare il tutto per assicurarsi che essi trasformano il prodotto e/o il servizio in qualcosa che lo avvicina a quello desiderato dal cliente. Tutto il resto che consuma tempo e risorse, ma non aggiunge per il cliente alcun valore al prodotto o servizio erogato, può considerarsi Muda.
E’ fondamentale quindi diminuire e/o eliminare del tutto le Muda. Tipicamente per eliminare le Muda si utilizza il ciclo sequenziale di Deming chiamato PDCA, utilizzato anche per i processi ITIL. Il ciclo PDCA si traduce Plan (Pianificazione), Do (Realizzazione), Check (Verifica), Action (Mantenimento)

Dal sito Geekissimo, copio e incollo quello che Geekissimo definisce i dieci motivi per i quali gli utenti dovrebbero passare a Windows 7.
Ecco a voi le dieci ragioni per aggiornarsi:
- Accesso veloce a tutte le risorse: utilizzando le jump list, che consentono di aprire rapidamente i file recenti aperti con i vari programmi ed i propri documenti preferiti , della nuova taskbar, in cui è possibile trascinare agevolmente qualsiasi oggetto, l’accesso a tutte le risorse contenute nel computer è divenuto estremamente rapido ed intuitivo.
- Gestione delle finestre semplificata: con funzioni come Aero Snap,ingrandire e disporre le finestre aperte sul desktop è un gioco da ragazzi. Basta trascinarle agli angoli della scrivania virtuale.
- Ricerca veloce: grazie alla nuova ricerca di Windows è possibile rintracciare file, e-mail e programmi in un batter d’occhio (una novità per gli utenti di XP, ma non per quelli di Vista, chiaramente).
- Condivisione facile di file e stampanti fra più computer: grazie alla nuova funzionalità Gruppo Home, che consente di creare e gestire le reti domestiche in maniera semplice quanto mai.
- Intrattenimento alle stelle: grazie al nuovo Windows Media Center, in cui gustarsi foto, film e musica in tutta tranquillità e con il massimo del comfort (altra “mezza novità” per gli utenti di Vista).
- Creazione e condivisione dei filmati “al volo”: grazie al nuovo Movie Maker e a tutti gli strumenti integrati nel pacchetto Live Essentials.
- Connessione semplice e veloce: Windows 7 rintraccia immediatamente tutte le reti disponibili e gestisce le connessioni in maniera ottimale.
- Fare di più ed aspettare meno: le fasi di ibernazione e ripristino del sistema, così come le performance generali dello stesso, sono state migliorate sensibilmente.
- Non dire addio ai programmi datati: grazie all’XP Mode, che virtualizza le applicazioni in modo da farle funzionare come se fossero su Windows XP.
- Migliore protezione: con parental control, per vietare determinate azioni ai bambini, BitLocker, per cifrare interi drive, ed il centro di backup e ripristino, sempre più completo ed affidabile.
Di questi io preferisco la 1, 2, 3, 7, e 10; ma manca la funzionalità che adoro di più, ovvero il Direct Access.
La attesissima versione 2 del service pack di SCCM è finalmente arrivata. Circa 2 settimane fa è stata rilasciata la versione RTM di cui è possibile scaricare i file di installazione tramite il sito Microsoft.
Il Link per il file di aggiornamento è http://www.microsoft.com/downloads/details.aspx?FamilyID=3318741a-c038-4ab1-852a-e9c13f8a8140&displaylang=en
Il Link per la versione Evaluation è http://www.microsoft.com/downloads/details.aspx?FamilyID=bad49573-6ad7-4521-a898-2ef99bc868c4&displaylang=en
Se si intende scaricare la versione Full dalla propria area riservata ai clienti MVLS, è necessario pazientare ancora un pochino, almeno fino al mese di Dicembre. Per Dicembre difatti la versione slipstream dovrebbe essere disponibile per i clienti che ne hanno acquistato la licenza. Nel frattempo, è possibile installare la versione SP1 per poi aggiornarla a quella SP2.
A questo punto nasce spontanea la domanda; come si può installare SCCM SP2 su sistemi Windows Server 2008 R2, per i quali è richiesto la versione di SCCM SP2.
Per rispondere al quesito bisogna prima leggere gli eventuali percorsi di sopportabilità di SCCM SP2 al link http://technet.microsoft.com/en-us/library/ee344146.aspx.
Si evince che se è intenzione immediata di installare direttamente la versione SP2 (sicuramente se il sistema di base è Windows Server 2008 R2), la strada percorribile potrebbe essere quella di installare la versione SP2 Evaluation per poi aggiornarla a quella licenziata e completa, a Dicembre.
Durante la distribuzione dei sistemi operativi tramite la funzionalità di OSD disponibile tramite SCCM 2007, la pubblicizzazione di Task Sequence (Sequenza di attività automatizzate) obbligatorie (Mandatory) prevede che venga sottoscritto un record nel database SMS_DB affinché un successivo riavvio del computer, post installazione, non esegue un successivo avvio tramite PXE e quindi una nuova installazione. Se tale non fosse, l’attività andrebbe a finire in un ciclo illimitato di installazione, oppure ancora più pericoloso, installerebbe il nuovo sistema operativo anche sui computer su cui non necessità nessun tipo di attività simile. La funzionalità di prevenzione che SCCM mette a disposizione, prevede che successivamente al primo riavvio tramite PXE e contestualmente alla connessione tramite TFTP per scaricare l’immagine di avvio WinPE ( sia esso corretto oppure soggetto ad errori), l’operazione viene bloccata. Per rieseguire un successivo tentativo è necessario eseguire la pulizia del record, ossia il Clear PXE Advetisement come da figura sottostante:

Selezionando il record in oggetto e premendo il tasto OK, si può riavviare il computer per un successivo tentativo.Le operazioni nel retroscena che permettono quanto descritto sono le seguenti:
- Le Advertisement sono inserite nel DB dal Distribution Manager, subito dopo che sono state create.
- L’SMS PXE Provider utilizza le OLEDB per accedere il DB.
- Determinate Stored Procedures (SP) estraggono i dati dallo State Message e aggiornano la tabella SYSTEM_AUX_Info.
- Durante l’avvio tramite PXE, il computer riceve un indirizzo IP dal DHCP la quale richiesta viene inviata tramite il SMS PXE Provider.
- Subito dopo che il computer riceve un valido indirizzo IP, l’SMS PXE Provide esegue una query per verificare che il computer esiste come record, identificandolo tramite l’SMBIOS GUID oppure il MAC.
- Se il record esiste, allora il PXE server accetta la connessione e le SP NBS_LookupDevice e NBS_GetPXEAction determinano le azioni in merito.
- Questo è anche il momento in cui i dati vengono registrati nella colonna lastPXEAdvertisement attraverso l’SMSPXE Provider.
- Se l’Adverisement risulta essere più recente dell’ultimo record lastPXEAdverisement, eseguita dal computer, allora il computer viene istruito per scaricarsi l’immagine di avvio WinPE, altrimenti l’attività viene abortita e il compute continuerà con la sequenze di avvio registrata nel BIOS.
- L’SMS PXE Provider aggiornerà di conseguenza le informazioni nel DB.
Durante l’attività di distribuzione via PXE è possibile esaminare i vari passi attraverso il SQL Profiler oppure tramite il log di SCCM smsprov.log. Si può osservare la seguente query:
select
SMS_SystemAuxInfo.LastPXEAdvertisementID,SMS_SystemAuxInfo.LastPXEAdvertisementTime,
SMS_SystemAuxInfo.Netbios_Name0,SMS_SystemAuxInfo.ItemKey,SMS_SystemAuxInfo.SMBIOS_G
UID0 from System_AUX_Info AS SMS_SystemAuxInfo where
SMS_SystemAuxInfo.Netbios_Name0 = "XXXXXXX"
ExecQueryAsync: START SELECT SAI.LastPxeAdvertisementTime, SAI.AdvertisementID from
SMS_SystemAuxInfo As SAI Join SMS_Advertisement As ADV On
SAI.AdvertisementID=ADV.AdvertisementID WHERE SAI.NetbiosName = 'XXXXXX'
Qualora le attività sopra descritte fossero impedite in qualche modo, come ad esempio fosse impossibile raggiungere il DB oppure scriverci dentro, il ciclo di avvio del computer e quindi la distribuzione del sistema operativo potrebbe fallire.
Un caso tipico è quello durante il quale il record Clear PXE Adveritisement non risulta presente. La causa più frequente è dovuto alla configurazione del PXE Point in SCCM, per la quale l’accesso al DB è delegato attraverso l’utilizzo dell’account computer (PSP Computer name). Se tale account non possiede nessun tipo di accesso al DB, allora il computer entra in un ciclo di installazione infinito. Bisogna in tal caso configurare il PSP per accedere al DB tramite un account che possa leggere e scrivere nel DB.

Il Valore deve essere tradotto in Qualità, ed in tal caso diventa la capacità di un prodotto o servizio di soddisfare totalmente, puntualmente e a un costo economicamente vantaggioso le esigenze del cliente. Il Valore è quindi legato all’apprezzamento che il potenziale cliente ha verso il livello di qualità ricevuto. La conoscenza di cosa i clienti possono volere ossia la loro desiderata, diventa quasi una scienza; è difatti oggetto di studio. Lo strumento chiave è il Quality Function Deployment. Per prima cosa bisogna conoscere a fondo i nostri clienti, chi sono realmente, facendo attenzione a non limitarci a classificarli nel segmento di mercato a cui essi appartengono. Il passo successivo, è acquisire qualsiasi informazione inerente ai parametri di Critical To Quality (CTQ) che il cliente ci può dare. Nel linguaggio Six Sigma le attese del cliente vengono definite ACTQ mentre i parametri critici CTQ.
