07 October 2008
Attenti ai rischi del file sharing tramite reti peer-to-peer: esempio di WinRAR 3.8 farcito di malware
Sto seguendo con interesse, come molti credo, la vicenda che coinvolge The Pirate Bay: cominciano a delinearsi le dinamiche complesse di interazione tra temi sociali, economici e tecnologici di cui detto a proposito della discussione End to End Trust. Nonostante il merito principale di questa vicenda sia sulla questione di principio (se sia giusto o meno ritenere responsabile chi sia "semplice" intermediario tra l'utente finale e chi mette a disposizione contenuti che potrebbero anche violare il diritto d'autore), in questo momento mi fa riflettere il modello tecnologico della condivisione peer-to-peer e quanto riesca a tutelare la sicurezza degli utenti.
L'ultimo post del Microsoft Malware Protection Center blog fornisce un ulteriore esempio di come i pirati informatici si stiano sempre più avvantaggiando di queste baie ricche di programmi "gratuiti" che attraggono irresistibilmente una quantità impressionante di utenti:
The Cost of Free $oftware
In breve: l'analisi di un eseguibile ("wrar380CorporateEdition.exe") che sembra rappresentare un'innocua installazione dell'ultima versione di WinRAR 3.8, nasconde in realtà anche il trojan Zlob. La ricerca delle possibili fonti che stanno agevolando la distribuzione di questo tipo di eseguibile farcito di malware ha portato a identificare uno dei più ampi torrent trackers presenti sulla rete. Ancora una volta, come detto a proposito dell'uso di Google Trends solo un paio di post fa, il malware va ad annidarsi dove è maggiore l'affluenza degli utenti, e, in questo caso, dove è maggiore l'atteggiamento di noncuranza dei possibili rischi del software non verificato che si scarica gratuitamente.
Pur riconoscendo l'indubbia utilità di questi enormi bacini di condivisione di contenuti, come si può pensare di irrobustire questo modello di file sharing peer-to-peer per tutelare gli utenti rispetto a quello che può celarsi in quello che scaricano? La risposta tecnologica esiste già: la firma digitale per autenticare i contenuti (ed essere certi di chi sia il produttore e della loro integrità).
Secondo voi cosa ostacola la diffusione a tappeto di questo approccio? Quali le controindicazioni di una sorta di "forte raccomandazione" (per esempio a livello normativo) all'uso della firma digitale sui contenuti?
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