Quale sarà il futuro dei sistemisti in un mondo “invaso” dal Cloud Computing?

Questa penso sia la domanda che molti di noi che fanno questo lavoro si stanno ponendo.

Dopo aver visto velocemente cosa si intende con i termini cloud computing (qui e qui) oggi vorrei cercare di dare una risposta (prima di tutto per me) alla domanda posta all’inizio del post.

E’ evidente che l’adozione in azienda del cloud computing costringe noi sistemisti a ripensare e rivedere la nostra figura professionale, ma siamo a rischio di estinzione?

Ho già detto che nel breve è abbastanza improbabile che le aziende portino tutte le proprie infrastrutture informatiche nel cloud e che l’adozione di architetture miste on-the-cloud + on-premise saranno le più diffuse, ma per cercare di trovare una risposta alla domanda iniziale poniamici nella situazione più estrema di un “salto” completo e immediato delle infrastrutture IT aziendali nel cloud.

La prima possibilità è l’adozione di SaaS in completa sostituzione dei servizi aziendali. Per mia comodità faccio riferimento a BPOS (Exchage, Sharpoint, OCS nel cloud).

Nel caso un’azienda adotti BPOS in sostituzione completa degli analoghi servizi on-premise scompare la necessità di avere sistemisti in azienda? Direi di no e vediamo perché.

In uno scenario di questo genere certamente una parte dei server fisici spariscono dall’azienda e si “traferiscono” dal fornitore di servizi della cui gestione si occupa completamente: installazione, configurazione, patching sono tutte attività che escono dall’azienda. Anche la gestione delle applicazioni (instalazione, patching, ecc) è in carico al fornitore di servizi.

Anche servizi come BPOS richiedono, però, che siano svolte attività che tipiche della professione di sistemista: creazione e gestione di mailbox solo per fare un esempio. Restano poi da gestire i sistemi di autenticazione, la connettività, i client (di qualsiasi tipo essi siano).

La parte più importante dell’attività del sistemista diventa però la gestione del fornitore dei servizi. Sarà responsabilità dei sistemisti capire le necessità dell’azienda, definire, con il business, gli SLA da richiedere e verificare che siano rispettati dal fornitore. Sarà sempre responsabilità del sistemista mantenere i contatti con il supporto del fornitore di servizi quando si verificano problemi, un po’ come succede ora per per la gestione dei servizi di connettività.

Cambia il ruolo, ma la figura resta. Forse serviranno meno persone, questo si.

La seconda possibilità di adozione del cloud è l’uso di PaaS, ossia di servizi quali Windows Azure, Google Apps, Salesforce. Anche in questo caso una parte dei server escono dall’azienda per entrare dal fornitore di servizi che si occuperà completamente della loro gestione. In questo caso la gestione delle applicazioni resta in carico all’azienda.

In questo caso molte attività classiche restano in carico ai sistemisti e alcune nuove se ne aggiungono.
L’idea di fondo di un servizio PaaS è la possibilità di utilizzare tutta e sola la potenza di calcolo necessaria in un dato istante e pagare solo per quanto utilizzato.

Oltre a quanto già detto relativamente alla gestione del fornitore dei servizi, diventa quindi essenziale l’attività del sistemista nel monitorare il carico delle applicazioni, capire quando aumentare o diminuire le istanze delle applicazioni in uso per non avere colli di bottiglia o spendere soldi per istanze non utilizzate.

Windows Azure mette a disposizione apposite API, utilizzabili anche da PowerShell, per eseguire attività di monitoring e a breve diventeranno disponibili le nuove versioni dei prodotti System Center che consentiranno di monitorare anche le applicazioni nel cloud. Altro aspetti importanti che restano in carico alle aziende, e quindi ai sistemisti, è la gestione del patching e del versioninig delle applicazioni, la verifica del loro corretto funzionamento e la raccolta dei dati per l’analisi dei problemi.

Si tratta in questo caso di fare attività “tradizionali” in modo però nuovo ed è necessario quindi acquisire nuove competenze.

Nuova invece è la parte relativa al billing di cui I sistemisti si dovranno fare carico.

Altri due aspetti da considerare e di cui i sistemisti si devono fare carico in uno scenario PaaS sono il back up dei dati che risiedono nello storage Windows Azure o in SQL Azure e l’implementazione e la gestione di infrastrutture di federazione (con ADFS 2.0) per la gestione di autenticazione integrata tra le applicazioni in esecuzione nel cloud e l’infrastruttura aziendale.

Anche in questo caso si tratta di attività “tradizionali” da eseguire in modo nuovo con nuove competenze, ma… studiare non è un problema per i sistemisti, giusto?

Un nuovo aspetto di cui potrebbero farsi carico i sistemisti è la gestione e il controllo del billing, strettamente legato al consumo dei servizi nel cloud.

Anche nel caso di infrastrutture PaaS, quindi, la figura professionale del sistemista, con nuove competenze e con un ruolo modificato, continua ad essere necessaria.

Resta come ultimo scenario da analizzare, l’uso di infrastrutture IaaS ossia l’utilizzo di hardware nel cloud.
Usando questo tipo di servizio, come nei casi precedenti, l’hardware (server fisici, router, switch, ecc) esce dall’azienda per entrare in casa del fornitore del servizio, ma i server (virtuali) e la loro completa gestione (installazione, patching, monitoring, ecc…) resta completamente in carico all’azienda e ai suoi sistemisti. Qui le attività che un sistemista deve svolgere sono quelle tradizionali. L’unica vera differenza è che tutto avviene da remoto, per esempio attraverso sessioni RDS, senza magari vedere mai i server fisici.

Le competenza necessarie sono quelle tradizionali a cui si aggiungono eventualmente le competenze di gestione del fornitore del servizio. Siamo in questo caso in una situazione molto simile a quella più tradizionale di hosting, certo con maggiore dinamicità del servizio, minori tempi di GoToMarket, ecc… A breve, le nuove versioni dei prodotti della suite System Center consentiranno di semplificare la gestione di infrastrutture di questo tipo.

I sistemisti continueranno ad essere necessari anche in questo scenario, ancora una volta con la necessità di cambiare un po’ le proprie competenza e il proprio ruolo.

Se introduciamo nel quadro che stiamo delineando infrastrutture IT miste dove cloud e on-premise convivono e dove magari la parte on-premise è implementata come private cloud, la figura professionale del sistemista diventa ancora più necessaria.

Il cloud pone sicuramente nuove sfide ai sistemisti, richiede loro di aggiornare le proprie competenze, di imparare a fare cose nuove, di iniziare a interagire in modo diverso e più profondo con le funzioni di business, ma non ne determinerà la scomparsa, non di tutti almeno Smile

Spero di non essere smentito.

Buon fine settimana a tutti.

Giorgio

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