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Public and Private Cloud, GreenIT (e altro) visti da Giorgio Malusardi - Microsoft Italia

Nuvole…

Nuvole…

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Vanno, vengono. Ogni tanto si fermano…

Le nuvole di cui voglio parlarvi non sono quelle della canzone di De Andre, ma quelle del cloud computing.

Per prima cosa fatemi dire che concordo pienamente con chi dice che con “cloud computing” si indicano ormai tante di quelle cose da trasformare il concetto in qualcosa di vago e sfuggente… come le nuvole!

A mio avviso ha più senso parlare di XaaS dove la X può essere sostanzialmente sostituita da tre termini: Infratructure, Platform, Software.

Avremo quindi

  • Infrastructure as a Service (IaaS):
    si tratta sostanzialmente della possibilità di utilizzare “hardware” (cicli di CPU, memoria, spazio disco e IO di rete) ospitato fuori dalla propria azienda, gestito da un’organizzazione terza. La differenza rispetto al normale hosting risiede nella possibilità di variare in modo flessibile e con continuità nel tempo, le risorse utilizzate che sono fatturate in base all’uso. Un esempio di offerta di questo tipo è Amazon Elastic Compute Cloud (Amazon EC2).
  • Platform as a Service (PaaS):
    si tratta di offerte pensate per la consentire costruzione di applicazioni web based. Tipicamente forniscono un insieme di API e servizi per la costruzione rapida di applicazioni, e per la gestione dei relativi dati, e astraggono dalla sottostante infrastruttura che risulta essere completamente trasprante al fruitore del servizio. Un esempio di PaaP è Google App Engine.
  • Software as a Service:
    si tratta di offerte che mettono a disposizione applicazioni complete che possono essere fruite o dall’utente domestico o da quello aziendale. Un esempio di offerta di questo tipo sono le applicazioni di SalesForce.com

Gli XaaS possono essere pensati come elementi sovrapposti in una piramide dove, dal basso verso l’alto, troviamo prodotti sempre più completi e specifici e nello stesso tempo vediamo diminuire la possibilità di personalizzazione e modifica.

XaaS-1

Microsoft ha, oggi, un propria offerta di Software as a Service (meglio declinata come Software + Service: l’integrazione di “servizi nel cloud” con applicazioni “ricche” in esecuzione sul PC) che si identifica con i Microsoft Online Service la cui punta di diamante è costituita dalla Business Productivity Online Standard Suite (BPOS) che comprende
Exchange Online, SharePoint Online, Office Communications Online e Office Live Meeting.

Ai Microsoft Online Service si affianca da poco più di un mese un’offerta di tipo Platform as a Service: Windows Azure Platform costituita da:

  • Windows Azure: sistema operativo come servizion online
  • Microsoft SQL Azure: database relazionale “nel cloud”
  • Windows Azure platform AppFabric: che con la controparte “on premise” (Windows Server AppFabric, ora in Beata2) consente di costruire, gestire e collegare in modo semplice applicazioni “nel cloud” e “on premise”.

Manca ad oggi, da parte di Microsoft, un’offerta di tipo Infrastructure as a Service.

Questo articolo, pubblicato su Techtarget.com il 3 febbraio, riporta le parole di Prashant Ketkar, marketing director di Windows Azure, che annuncia che Windows Azure supporterà, in tempi non ancora definti, macchine virtuali e connessioni RDP.

L’aggiunta delle possibilità di caricare ed eseguire, in Windows Azure, proprie macchine virtuali e di connettersi alle stesse vai RDP, se confermata, trasformerebbe la natura di Windows Azure da puro PaaS, com’è ora, a PaaS + IaaS, completando in questo modo l’offerta Microsoft.

Per altro, un annucio che muove Windows Azure in direzione IaaS è già stato fatto il 2 febbraio scorso da Brad Calder sul blog ufficiale del team di sviluppo di Windows Azure: Beta Release of Windows Azure Drive.

Windows Azure Drive fornisce la possibilità di usare con le applicazioni, Windows Azure, dati persistenti salvati su un disco NTFS accessibile attraverso una normale lettera disco (es. Y:\). E’ anche possibile copiare in Windows Azure, e poi farne il mount, propri VHD formattati in NTFS. Per maggiori dettagli vi rimando all’articolo di Brad Calder.

Buona settimana a tutti

Giorgio

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