Le regole per non affogare tra gli errori

di Marco A. Capisani  

Annegare in un bicchier d'acqua non è un rischio così remoto per un comunicatore. Perché «le parole vanno più lontano di quanto si pensi. La comunicazione può sembrare a tratti un'attività semplice e lineare, facile e alla portata di tutti, ma al tempo stesso è un mestiere complesso e delicato, che impone a chi lo svolge di tener conto di una quantità quasi incontrollabile di fattori e di variabili, la più piccola delle quali può rovinare anche un lavoro eccellente».

Gianni Di Giovanni descrive così la ragione per cui ha scritto, con Stefano Lucchini, Niente di più facile, niente di più difficile, un manuale pratico di comunicazione (con in copertina proprio un bicchiere d'acqua) che integra regole della comunicazione, logica dei media e strategie d'azienda. Di Giovanni e Lucchini lavorano entrambi in Eni, dove ricoprono rispettivamente le cariche di senior vice president external communication e public affairs and communication-senior executive vice president. Il libro (pubblicato da Fausto Lupetti editore, 171 pagine, 15 euro) ha ricevuto richieste di pubblicazione anche da parte di case editrici in Gran Bretagna e Spagna. La presentazione è di Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della sera.

«Bisogna investire nella propria formazione per fare questo mestiere, avere un'etica e guardare agli esempi di chi ci ha preceduto per non commettere errori», spiega Di Giovanni. Errori che nascono spesso dal desiderio delle aziende di voler comunicare una notizia per nasconderne un'altra o quando i manager non si rendono conto che, a seconda del media cui si rivolgono, devono avere un approccio diverso. Per rilasciare un'intervista a un giornale online o a un social network, per esempio, occorre disporre di un linguaggio più sintetico, meno pomposo e sarebbe meglio avere a disposizione grafici e tavole multimediali.

Spesso, poi, sono le piccole e medie imprese che sottovalutano i danni da comunicazione errata, mantenendo sempre una strategia difensiva e poco reattiva, a giudizio dell'autore del libro che è anche, tra gli altri, docente di un master dell'Università Cattolica di Milano. Non che i grandi colossi siano esenti da sbagli, come nel caso di Us Airways che per non aver ascoltato i reclami di un giovane cantautore, cui il servizio bagagli aveva rotto le chitarre imbarcate in stiva, si è ritrovata contro una sua canzone pubblicata su Youtube e scaricata in tutto il mondo. Il conto finale? Invece che coprire un danno di 1.200 dollari, la compagnia aerea ne ha subito uno d'immagine da 300 mila dollari.

E a proposito di new media, Niente di più facile, niente di più difficile affronta anche i nuovi strumenti nati con internet come i social network, i blog, e il web 2.0, divenuti ormai cruciali nella gestione della reputazione d'azienda. Schemi, suggerimenti e specificità di tv, stampa, radio e web completano il libro rivolto ad addetti ai lavori ma non solo, perché «in Italia la comunicazione è complicata», conclude Di Giovanni. «Ci sono molti media, molti giornalisti, molte testate e, rispetto all'estero, c'è forse più spirito di appartenere a una corporazione e meno consapevolezza di essere un medium».

Fonte: ItaliaOggi Sette

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