A seguito delle iniziative promosse nell’ambito di Safer Internet Day 2010 (SID) – la giornata dedicata alla sensibilizzazione dei minori all’utilizzo sicuro e consapevole di Internet ��� nei giorni scorsi sono tornata a scuola!

Come parte delle attività di Citizenship e del programma Sicuramenteweb, Microsoft ha lanciato un’importante iniziativa di volontariato rivolta ai propri dipendenti per partecipare in maniera attiva a Safer Internet Day, in collaborazione con Save the Children, Polizia Postale e delle Comunicazioni e con il patrocinio del Ministro della Gioventù. L’iniziativa prevede che ciascun dipendente MS possa contribuire in prima persona alla sensibilizzazione dei ragazzi, degli insegnanti e dei cittadini della propria città organizzando incontri nelle scuole elementari e medie per favorire una navigazione più consapevole e quindi sicura su Internet. Io, come tanti altri colleghi volontari, mi sono recata nella scuola che frequenta mio figlio e ho tenuto diversi incontri. image

Per il 2010 il focus di SID è sui social network e il messaggio chiave della campagna è ‘Posta con la testa’, un’ottima traduzione di Think b4 u post. Tanti i temi da trattare: partendo dai risultati della ricerca condotta da msn.it sulle abitudini di navigazione dei minori, si arriva poi a riflettere su contributi video riguardanti la pedopornografia, il sexting, il cybergbullismo (per citarne alcuni) per poi concludere commentando situazioni pratiche di vita virtuale e presentando i sistemi di parental control.

La Direttrice della scuola, che ringrazio per la disponibilità, ha accolto con molto entusiasmo l’iniziativa proposta e ha organizzato le varie sessioni. Io devo ammetterlo: inizialmente ero un po’ perplessa sul fatto di parlare efficacemente di social network a studenti di quinta elementare. Avevo già incontrato parecchi ragazzi della stessa età l’anno scorso, nell’ambito dell’iniziativa La Scuola ricomincia navigando, e confrontandomi con colleghi come Giorgio, che hanno fatto la mia stessa esperienza, pensavo fossero temi non ancora alla loro portata. Ma mi sono dovuta ricredere….la risposta dei ragazzi è stata sorprendentemente oltre ogni aspettativa: non solo erano attentissimi, ma davano il loro contributo in maniera puntuale e assolutamente con cognizione di causa!

Ho voluto anche incontrare le insegnanti prima dei ragazzi, per concordare quale messaggio veicolare ai loro alunni. Tendenzialmente le docenti - e utilizzo il femminile non a caso perché quest’anno mi è capitato di parlare solo con insegnanti donne J - erano convinte che i propri studenti fossero piuttosto ingenui e inesperti in materia e mi avevano chiesto di mantenere la conversazione su un livello molto elementare. Dichiaravano poi tutte di non aver mai affrontato tematiche inerenti la navigazione su web nel corso delle loro lezioni per due fondamentali motivi: la programmazione didattica non contempla questi argomenti e in secondo luogo confessavano una scarsa - e alcune quasi nulla - conoscenza del mezzo. Alcune dopo l’incontro di presentazione, mi hanno chiesto come poter fare per proseguire il discorso in classe e ho indirizzato loro direttamente verso apprendereinrete, il sito dedicato ai docenti e alla didattica online per reperire tutti i materiali a disposizione.

Pochi giorni dopo è stata la volta dei ragazzi: sei sezioni di V elementare (circa 150 alunni) a gruppi di due classi per volta in sessioni di due ore ciascuna. Beh, i miei dubbi si sono rivelati ben presto infondati perchè i ragazzi hanno dimostrato subito di essere super alfabetizzati in materia: tutti utilizzano quotidianamente internet sia a casa sia a scuola (da pc o cellulare!), fanno ricerche, chattano, giocano, scaricano musica, parecchi già usano facebook (ndr e hanno dieci anni!!!). Sono poco consapevoli però di cosa voglia dire interagire in rete con altre persone soprattutto se sconosciute. Pensano di avere sempre la situazione sotto controllo perché l’interazione in rete avviene tramite una tastiera e uno schermo e lo vedono come un gioco che non può assolutamente avere risvolti reali. Hanno scarsa consapevolezza di ciò che siano i dati personali e quindi li comunicano in rete senza problemi particolari. Farli parlare e ascoltare le loro esperienze è stato davvero interessante e soprattutto coinvolgente. Ognuno di loro ha portato la propria esperienza personale alla classe e le mani alzate non finivano mai. Mi hanno praticamente ricoperta di domande e l’interesse è sempre stato altissimo con grande sorpresa delle insegnanti. I video con situazioni reali di vita virtuale e relative insidie hanno messo direttamente i ragazzi di fronte alla realtà scatenando molti commenti e altrettanta voglia di condividere esperienze realmente vissute, autentici dubbi in un clima di aperto e costante confronto. Il messaggio chiave che ho ripetuto loro sin dall’inizio, e che spero sia riuscita a trasferire, è quello di comunicare tutte le loro incertezze e le situazioni poco piacevoli incontrate in rete ai genitori in primis e poi alle insegnanti. Chiudere – praticamente senza voce - con l’ultima slide ‘internet: un affare di famiglia’ – Buona navigazione a tutti!’ penso abbia sortito un buon effetto.

Il mio iter scolastico si è poi concluso con l’incontro serale con i genitori a cui hanno presenziato anche Orazio Mallozzi e Roberto Fasoli di Polizia Postale e delle Comunicazioni, amici e preziosi alleati nel presentare – insieme alle opportunità – le principali insidie che si nascondono in rete. Per aprire la serata ho voluto iniziare l’incontro a partire dalla voce dei ragazzi grazie alle registrazioni fatte durante precedenti sessioni: vederli così coinvolti e interessati nell’esprimere liberamente opinioni ed esperienze vissute in rete ha aperto un proficuo dialogo con i genitori. Determinanti ed incisivi i casi concreti mostrati da Orazio riguardo le regole sui diritti di autore, i rischi da tener presente quando si scaricano canzoni e video dalla rete, la pedopornografia, il sexting, i furti di identità, il phishing, il pharming, le principali frodi. Lasciare ai genitori i contatti per denunciare possibili abusi e ricordare loro il servizio che Polizia Postale e delle Comunicazioni compie è stato rassicurante. Personalmente mi ha incuriosito il fatto che quasi tutti i genitori che ho incontrato si dichiarino abbastanza tranquilli rispetto alla navigazione dei propri figli sulla rete e che nessuno di loro adotti sistemi di parental control o si preoccupi di lasciare il pc in camera dei ragazzi…

Eh si, tornare a scuola è stata un’emozione anche quest’anno e la soddisfazione più grande viene sicuramente dalla risposta avuta dai ragazzi: il ricevere così tanti feedback e dimostrazioni di interesse è il segnale migliore dell’importanza che l’argomento ricopre nella loro vita di ogni giorno e dell’utilità del dialogo per poter affrontare consapevolmente le diverse situazioni. Spero nel mio piccolo di aver contribuito alla causa :-)

Esperienza sicuramente da ripetere!

Sara