Ho appena finito di vedere la registrazione (700K, 300K, 100K) della keynote del Virtualization Deployment Summit e a fianco agli annunci usciti in anteprima ieri (li potete leggere qui) Bob Muglia (Senior Vice President, Server and Tools Business, Microsoft), ha dato una visione molto interessante sul futuro del deployment delle applicazioni server in un datacenter dinamico.

Come si virtualizzano ad oggi le applicazioni server? Sostanzialmente creando delle macchine virtuali che contengono le diverse applicazioni già installate e configurate. Questo porta a dover mantenere una libreria con un numero elevato di macchine virtuali (che deve essere costruito, aggiornato, mantenuto) aumentando i costi e limitando la flessibilità del sistema (fig. 1)

 BobMuglia-ServerApplicationDeployment-0 Fig. 1

Il ragionamento di Bob Muglia è: come possiamo fare per migliorare la situazione? Guardiamo al desktop ed in particolare ad una tecnologia come Microsoft Application Virtualization che consente di fare lo streaming di un'applicazione su richiesta dell'utente, quando serve e senza in realtà installare nulla sul client.

Applicando questa tecnologia lato server avremo la possibilità di separare ed isolare il sistema operativo server e applicazioni che su questo devono girare. I benefici che si otterrebbero sono di ridurre il numero di macchine virtuali presenti nella libreria, di manutenere (patch, ecc...) separatamente applicazioni e sistema operativo e di poter associare liberamente questi due componenti (Fig. 2)

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Fig. 2 

Le applicazioni server sono molto complesse e richiedono configurazioni particolari, componenti aggiuntivi, ecc...

Perché lo scenario disegnato da Bob Muglia possa funzionare manca un'ultimo componente: un sistema di modellazione delle applicazioni, delle relazioni di queste tra loro, con il sistema e con le rispettive configurazioni (Fig. 3). Microsoft sta da tempo lavorando ad un sistema di modellazione di questo genere (Progetto Oslo) che secondo Bob Muglia sarà disponibile in un paio di anni.

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Fig. 3 

Quando il Progetto Oslo sarà completato avremo tutti i componenti per costruire un datacenter completamente dinamico in grado di rispondere automaticamente al mutare delle esigenze di business mettendo in funzione nuove macchine virtuali (eseguite su Hyper-V) e distribuendo su queste (via streaming) le applicazioni necessarie, configurate secondo quanto definito dal modello (Fig. 4).

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Fig. 4

Il motore che gestirà tutto questo sarà la famiglia System Center (Fig. 5).

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Fig. 5

Chiaramente è una "vision" (come dicono gli americani), un guardare avanti, anche se quasi tutti i componenti necessari alla sua realizzazione sono già ora disponibili (o lo saranno a breve), magari da affinare, ma non sono da costruire da zero:

  • Hyper-V (RTM presumibilmente prima dell'estate di quest'anno)
  • Microsoft Application Virtualizatio (disponibile ora)
  • System Center Operations Manager, System Center Configuration Manager e System Center Virtual Machine Manager (disponibili ora e in fase di evoluzione)
  • Systen Definition Model e Dynamic Systems Initiative 

Giorgio