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In occasione dell’imminente evento di sicurezza Black Hat 2010, Microsoft ha annunciato una evoluzione del modello di disclosure delle vulnerabilità che intende adottare per sé e proporre all’intera comunità dei ricercatori di sicurezza:
MSRC Blog: Announcing Coordinated Vulnerability Disclosure MSRC Ecosystem Strategy Team Blog: Coordinated Vulnerability Disclosure: Bringing Balance to the Force
MSRC Blog: Announcing Coordinated Vulnerability Disclosure
MSRC Ecosystem Strategy Team Blog: Coordinated Vulnerability Disclosure: Bringing Balance to the Force
E’ un cambio importante, che giunge per coincidenza nel bel mezzo delle discussioni accese scatenate dalla recente e controversa pubblicazione della vulnerabilità sul componente di Help and Support center di Windows (che ricordo essere stata corretta dal bollettino MS10-042 rilasciato lo scorso 13 luglio).
Cosa cambia nella “Coordinated Vulnerability Disclosure (CVD)” rispetto alla precedente politica, la ben nota “Responsible Disclosure”? Se il punto di partenza rimane comunque quello, cioè di credere nel valore della comunicazione privata dei dettagli di una vulnerabilità verso il rispettivo vendor che è indubbiamente nella migliore posizione di realizzare il miglior aggiornamento che tuteli la sicurezza del cliente e la compatibilità verso le sue applicazioni, ci sono alcune novità che vi sottolineo:
Si potrebbe obiettare che l’approccio non cambi poi molto e che si stia accettando la situazione che si osserva nei fatti.
Personalmente invece posso dirvi che condivido questo riequilibrio e i criteri che sono alla base di questa evoluzione: vedo una sorta di azione di controllo reciproco. Da un lato si riconosce il valore e il contributo portato dalla comunità dei ricercatori di sicurezza che scovano le vulnerabilità, riequilibrando il peso di questi attori rispetto ai vendor: la loro presenza stimola i vendor a non adagiarsi sugli allori, e a darsi da fare per produrre nel modo più veloce possibile gli aggiornamenti migliori possibili. Dall’altro tutta la comunità di sicurezza che ruota intorno al meccanismo di scoperta e condivisione delle vulnerabilità (scopritori e intermediari) è chiamata ad un’azione di corresponsabilità nei confronti della tutela della sicurezza degli utenti da cui nessuno può tirarsi fuori.
Comunicare dettagli per aiutare gli utenti a proteggersi ha un senso sacrosanto, farlo in modo da farsi pubblicità e causare l’aumento di attacchi era, e a mio personale parere rimane, un atto irresponsabile.
Come potete notare dal post del team di Ecosystem Strategy, questa nuova politica ha trovato diversi riscontri positivi nella comunità di sicurezza: voi cosa ne pensate?
Feliciano
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Il problema sta sempre nella reciproca fiducia tra le parti.